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E-commerce enogastronomico: come sta andando?
scritto da copertina75

Leggevo qualche giorno fa nella newsletter che mi arriva ogni giorno da Enotime di come è andato il fatturato del 2009 per il settore alimentare sul canale di vendita on-line prendendo spunto dalla ricerca della Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Purtroppo il settore fa fatica a decollare e, nonostante si sia registrato un incremento del 15% rispetto al 2008, il nostro Paese insieme alla Spagna, rimane all'ultimo posto in Europa nella classifica per quanto concerne gli acquisti on-line.

Le motivazioni sono varie: mancanza di infrastrutture adeguate come la banda larga, paura di truffe, la preferenza del "toccare con mano" acquistando direttamente nei negozi e supermercati, i costi delle spedizioni troppo elevati e una sfiducia generica nel commercio elettronico. In Italia, infatti, siamo sempre stati restii agli acquisti per corrispondenza, che invece in Gran Bretagna (senza parlare degli USA e dell'Australia) hanno sempre riscosso un buon successo.

Eppure nei negozi online è molto più semplice acquistare cibi rari e preziosi come bottiglie di vino pregiate, olii particolari e tanto altro ancora. Noi ad esempio non riusciamo a trovare i pistilli di zafferano nei negozi della nostra zona, quindi li acquistiamo on-line.

Parleremo del tema e-commerce portando le nostre esperienze e quelle degli ospiti che interverranno Mercoledì 15 aprile 2010 alla Tavola rotonda che abbiamo organizzato a Lonigo. Se qualcuno volesse partecipare, può contattarmi, abbiamo ancora posti disponibili.

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Commenti

Purtroppo in Italia ci sono molte restrizioni per il commercio alimentare, chi può negarlo?
anche per la semplice intermediazione (e quindi non trattamento della merce)viene prevista una figura specializzata che abbia seguito un corso, infrastrutture dedicate etc.
Sto collaborando con un dropshipper che per fornire i propri prodotti alimentari al network di rivenditori sta incontrando difficoltà burocratiche enormi.

Forse l'acquisto online non decolla lato B2C ma può trovare sfogo nel B2B senza grossi problemi anche se la cultura italiana in questo caso come dici giustamente nel post è differente dagli USA o UK (aggiungerei anche Germania e Francia, basta vedere i dati dell'osservatorio sull'ecommerce realizzato in collaborazione con Eurisko).

Non bisogna solo educare il consumatore quindi ma tutta l'intera catena partendo dal fornitore al venditore.

Come dicevo a mio padre qualche anno fa: "tutto il mondo acquista online, perché io non dovrei?"

Scritto da:  Luca Fantin   | 09.04.10 13:57
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