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Articoli della categoria ♋ Vini, birra e liquori

Alcuni dei vini piemontesi di Tenuta San Pietro fotografati nella cucina della nostra scuola.Ci piace assaggiare sempre nuovi prodotti, per presentarli durante i nostri corsi di cucina o per usarli durante le nostre attività di cucina a domicilio. Nella foto, vedete alcuni vini piemontesi di Tenuta San Pietro

C'è un po' di tutto. Uno spumante metodo classico, un ottimo bianco da antipasti e primi, un bianco più strutturato per primi importanti o secondi leggeri, due rossi, di cui uno di vite centenaria.

In questi giorni li abbiamo assaggiati e devo dire che alcuni li abbiamo trovati veramente interessanti. Poi ve ne presenteremo la nostra recensione ed alcuni li adotteremo quasi sicuramente.

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La bottiglia di Cannonau Costera di Argiolas bevuta in coccasione del Maisazi Night.Mi scuso con Angelo, avrei dovuto pubblicare questa recensione più di un mese fa, ma le tante cose da fare non mi avevano lasciato lo spazio.

Questo Cannonau Costera 2007 dell'azienda Argiolas è stato uno dei vini che Everywine aveva offerto da accompagnamento al Maisazi Night e che gli ospiti avranno assaggiato.

Sicuramente un vino che rispecchia l'anima della terra sarda con una buona struttura e un gusto intenso e profondo.

Il colore è un rosso rubino carico.

Al naso si colgono le note di ciliegia matura, lampone, mirtillo e le spezie come il pepe bianco, la vaniglia e il chiodo di garofano. Già all'olfatto si sentono leggermente i tannini che emrgono dalle note lievi di raspo. In movimento non si apre molto, ma emerge una nota di violetta.

In bocca i tannini sono presenti, ma non invasivi ed eccessivi. La buona acidità e la struttura donano una sensazione di omogeneità e rotondità alla bocca. La lunghezza retrogustativa è buona, con una persistenza sufficiente.

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Ho assaggiato per la prima volta questo Veneto Rosso IGP nell'enoteca dove lavora mio fratello, me lo aveva versato senza che sapessi di che vino si trattasse. Mi era piaciuto molto e quando avevo saputo che era dell'azienda Dal Maso, mi ero ripromessa di chiedere a Nicola, il suo proprietario, di mandarmi una bottiglia per degustarlo con calma a casa.

Nicola è stato molto gentile e mi ha inviato una bottiglia di Terra dei Rovi 2006 per la mia degustazione.

Il colore è davvero bello, un rosso rubino brillante che racchiude nel bicchiere note violacee e note aranciate insieme. Al naso un forte sentore di fragola, ciliegia e mora mature oltre  ai sentori terziari di pepe nero e vaniglia.

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Nel nostro tour al Vinitaly avevamo assaggiato alcuni vini che ci erano particolarmente piaciuti. Non riuscendo a fare una degustazione con calma e tranquillità, avevamo chiesto di poterne ricevere a casa una bottiglia.

Così, qualche giorno fa, ci è arrivato Passion, un Pinot Bianco 2006 della Cantina San Paolo dell'Alto Adige. Non sono amante del Pinot, ma questo in particolare mi aveva colpito per l'eleganza olfattiva. Il colore è un giallo paglierino scarico con note verdognole. Al naso subito forte il muschio, erba tagliata, ananas, mela Stark (fradefra aggiunge farinosa), note di bouquet di fiori bianchi, ma anche melone bianco, nespola, buccia di limone e una leggerissima nota di vaniglia. Il profumo non è intenso, ma ampio ed elegante.

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Finalmente ci siamo, sono riuscito a berla. Conosco il birrificio 32 ® Via dei birrai da quando frequento l'Enoteca Ognibene di Lonigo, di cui vi ho accennato nel mio post Degustiamo la Birra Artigianale 32 Via dei birrai. Dato che non avevo voglia di aspettare e che questa, l'Atra, non l'avevo provata, l'enoteca mi ha fatto un piccolo omaggio, ed eccomi qui.

L'Atra è una birra al doppio malto dal colore scuro, tonaca di monaco, con morbida schiuma che resta a lungo e si rigenera con un leggero movimento del bicchiere.

Il profumo è di liquirizia, caffè, cioccolato fondente, con un contorno di note tostate che poi ritroviamo anche in bocca.

Il sapore leggermente amarognolo ricorda ancora la liquirizia, mentre una vaga nocciola si percepisce in lontananza. Facile la bevuta, nonostante il colore possa ingannare, il contatto con la schiuma è gradevolissimo per la sua morbidezza, quasi al pari di quella sottile del caffè.

La bocca è piena, senza eccessi di alcool o di acidità. La soddisfazione è piena.

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Mi incuriosiva assaggiare questo Tocai della zona dei Colli Berici, un vitigno autoctono su cui l'azienda Dal Maso sta puntando. Quando Nicola Dal Maso mi ha chiesto cosa volessi e cosa mi piacesse ho risposto che preferivo qualcosa che rappresentasse l'azienda e che mi piacevano i vini barricati. La scelta, oltre al classico Gambellare e Recioto di Gambellara è ricaduta sul Colpizzarda, Tocai Rosso.

Lo assaggio prima di cenare assieme a fradefra. Il colore è un rosso rubino con note violacee. Sembrerebbe in effetti ancora giovane. Il profumo non è molto intenso ma ampio ed elegante. Io ci ritrovo la ciliegia sottospirito, la prugna e l'amarena in marmellata. Il legno dona al vino il profumo di vaniglia e un sentore appena percettibile di pepe. Fradefra dice che sente qualcosa di dolce, di marmellatoso, ma che non riesce ad identificare, conviene con me sulla ciligia, ma per lui è in marmellata e sulla prugna.

In bocca è piacevole, i tannini ci sono, ma non danno fastidio, si avverte una punta di amarognolo. Ha sicuramente una buona lunghezza retrogustativa, l'unica nota negativa è che forse manca un po' di struttura, ma è ancora in evoluzione e penso che potrebbe migliorare tra un paio di anni.

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Accetto la sfida dell'oste per il vino dei blogger numero 12. Questa volta è di scena un vino da meditazione, un passito o un muffato. Ho scelto un passito rosso, di solito preferisco i bianchi, ma questo vino me lo consigliano, mi dicono che è un vino particolare, differente dai soliti passiti. Va bene, lo provo. Le sfide mi piacciono e cambiare pure. E' il Sommo 2005 Marche IGT dell'azienda Colli di Serrapetrona, 100% Vernaccia nera appassita secondo il metodo tradizionale per 4 mesi.

L'ho bevuto insieme a fradefra qualche sera fa. La cena è dedicata alle castagne, ma abbiamo il presentimento (che si rivela poi effettivamente giusto) che il vino non si sposerà a dovere. Beh pazienza. L'enotecario mi ha consigliato di assaggiarlo con del cioccolato e quindi mi munisco di pezzetti di cioccolato fondente al 70% di Amedei.

Ho il vino nel bicchiere. Il colore è un rosso rubino con note violacee. Il profumo cattura la mia attenzione. E' ampio e abbastanza intenso, colgo subito le note di marasca matura quasi in marmellata, il mirtillo e poi le note del legno, vaniglia, chiodi di garofono, cannella, pepe. Si percepisce la nota piccante nella parte alta del naso, inoltre, mi sembra di sentire un biscotto o una torta che faccio risalire alla nota tostata proveniente dal legno. Un leggero sentore di liquirizia mi solletica il naso.

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Molto volentieri, dopo alcune puntate di latitanza, raccolto l'invito alla partecipazione al Vino dei blogger #10 di Via Freud 33, per parlavi di un carissimo amico, Gianluigi Orsini

Lo premetto, sarò di parte . Gianluigi è una persona speciale, partner di maisazi.com in varie attività, persona dal cuore grande come una casa, non solo produttore di vini, ma grande amante della cultura, profondo conoscitore della vigna, del terreno, della storia.

Nel comune di Asti, Gianluigi Orsini produce meno di diecimila bottiglie all'anno, tra cui una Barbera Classica, una Barbera barricata chiamata La Bimba, una Barbera del Monferrato rifermentata chiamata La Tridesca, un Moscato Spumante di nome Papillon, un Moscato fermo barricato chiamato il Lieto Romore, ed una Barbera chinata.

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Ho gli occhi chiusi e nella mia mente passano immagini di pirati, velieri armati di cannoni si affrontano nei mari del Caribe, intanto che una mano uncinata lancia i suoi uomini all'assalto.
Pare di sentire i colpi, il fruscio della palla che vola nell'aria ed il fragore delle mura che crollano. Nell'aria l'odore della polvere da sparo, i fumi dei fuochi, il sentore dei detriti e ovunque un forte profumo di rum.
Sì, ecco, proprio questo mi pare di sentire, il profumo di un rum che sa di cioccolato, quasi dolciastro anche se alcolico, come nella migliore tradizione della famiglia Demerara, che in Venezuela produce il suo nettare superalcolico.

Invece sono in salotto, col naso nel mio grande calice pieno del Marsala Superiore Riserva che Marco De Bartoli ha tenuto nelle sue botti a Samperi per ben dieci anni a maturare, per regalarci queste splendide sensazioni

Non è un vino, non è un liquore, è qualcosa di più. È come un film su grande schermo che ti scorre davanti portando in vita ricordi che credevi persi, immagini di paesi lontani, odori, colori e sapori di cose antiche, custodite con amore e cura.

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Dei tre vini che l'enoteca on-line Everywine ci ha inviato per l'articolo sugli imballi, l'Emilia IGT Pignoletto Permartina 2004 è fuori da ogni dubbio quello che mi è piaciuto di più. Non molto, moltissimo

A parte le considerazioni sul vino in sé, sull'individuazione delle sue caratteristiche oggettive e sul suo stato, per fortuna abbiamo ancora diritto di avere un nostro gusto. Indipendentemente da tutto, quindi, ci permettiamo di dire se un vino ci è piaciuto o no, ovviamente con la premessa che si tratta di un parere assolutamente personale e soggettivo.

In questo caso, comunque, il vino è piaciuto moltissimo sia a me sia a copertina75. Comunque, passiamo alla sua descrizione

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Strane le coincidenze della vita. Proprio qualche giorno prima di trasferirci ad Orgiano ed aprire l'ufficio a Lonigo (città del vino), Angelo dell'enoteca on-line Everywine ci regala un Veneto Rosso IGT 2005 dell'Azienda Agricola Inama di San Bonifacio, praticamente il paese confinante. Insomma, il primo vino della nostra zona, lo beviamo quasi casualmente. Grazie Angelo

Questa bottiglia Angelo ce l'aveva spedita per le prove dell'imballo dei vini di cui vi abbiamo già scritto. Lo avevamo tenuto a riposo un po' per fargli assorbire il viaggio ed ecco finalmente le nostre impressioni.

Come premessa, dall'etichetta leggiamo che il vino è ottenuto da uve Carmenere, Merlot e Raboso. Partiamo appena un po' prevenuti perché il Merlot piace poco sia a me sia a copertina75. Comunque qui dovrebbe essercene poco. Questione di gusti, comunque, perché molti tra i grandi vini hanno il Merlot nell'uvaggio e ben lo sappiamo.

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Ultimo vino della carellata dell'Agricola Ronco Calino, stavolta abbiamo il Franciacorta DOCG Brut Rosé Radijan, fortemente consigliatoci da Piero Radici che ce lo ha donato. Questo vino, secondo lui, fa molto poco notare i lieviti, che a lui piacciono poco. Ci accingiamo all'assaggio con una certa curiosità, quindi.

La foto è stata scattata prima di seguire il corso di fotografia. Non state subito a criticare i riflessi, quindi . D'altro canto, visto che il vino l'avevamo già bevuto e la bottiglia buttata, non potevo stamattina rifare la foto. Di foto da pubblicare scattate con la vecchia macchina fotografica ne ho ancora parecchie. Presto, però, arriveremo con le nuove. Dateci tempo

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Sempre dell'Agricola Ronco Calino di Adro (BS), in rapida successione vi presento due vini, il cui primo è un Pinot Nero del Sebino IGT, l'Arturo 2003. Che centra la rosa? Nulla, ma era lì nei dintorni e mi piaceva l'abbinamento dei colori

Per inciso, la bottiglia la vedete poggiata sul tavolo della nostra vecchia cucina, appena lasciata a Cambiago. Ancora poche foto della stessa, nei prossimi giorni, poi passiamo alla cucina provvisoria che useremo in attesa che siano completati i lavori del Maisazi Lab.

Bando alle ciance, inizio col vino.

Tappo in perfette condizioni, nel bicchiere il vino si presenta rosso rubino carico.

L'odore è di amarene, mirtilli, con vago sentore catramoso, ricco di confetture e leggera vaniglia. In movimento si evidenziano note erbacee e floreali tra cui la viola.

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Col pacco di cui vi abbiamo scritto nel post L'imballo per i vini di Everywine, Angelo ci aveva inviato alcuni vini, tra cui questo Montetucco DOC Sangiovese 2005 Terre dei Bocci.

Faccio subito una premessa, il vino di Everywine.biz stavolta non l'abbiamo degustato nel senso tecnico del termine, ma ce lo siamo semplicemente bevuto

Niente considerazioni sul profumo, sul gusto e sul colore, quindi. Come mai, vi chiederete quindi, io abbia deciso di aprire questo post. Presto detto. Il vino mi ha impressionato per una sua caratteristica che purtroppo non riscontro più facilmente.

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Dopo il Franciacorta Brut Ronco Calino, abbiamo assaggiato anche il Franciacorta Brut Millesimato 2000, sempre dell'Agricola Ronco Calino di Adro (BS)

Il bollicine fa parte di una confezione con un altro rosè ed un rosso, di cui in seguito vi scriverò. La curiosità era alta perché Piero Radici che ce le aveva donate ce le aveva ottimamente descritte.

Decidiamo di lasciarlo un paio di settimane in casa a riposare, visto che il viaggio l'ha alquanto sballottato. Lo poniamo in frigorifero per un giorno, quindi passiamo all'assaggio.

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"Alessandro, mi le dai un vino, buono, ma buono? Però stavolta me lo pago, ok?" - chiedo al gestore del Ristorante enoteca La Cantina di Milano e lui mi dà il Mauritius Sudtirol DOC Lagrein Merlot 2004 che vedete in foto, del produttore Kellerei Gries.

Solitamente il Lagrein mi piace, soprattutto se in purezza, siamo quindi curiosi di assaggiare questo vino per vedere quanto il Merlot incida sul risultato finale.

Aspettiamo che si presenti l'occasione giusta e finalmente dopo qualche sera a casa lo apriamo.

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Stavolta Alessandro, gestore dell'enoteca La Cantina, ci sottopone il Montefalco DOC Rosso Santambrà 2003, 65% Sangiovese, 20% Cabernet Sauvignon Merlot, 15% Sagrantina, dell'azienda Tiburzi Cantine, di Perugia.

Stappato, notiamo una certa risalita del vino che però non pregiudica il tappo. Nessun odore di muffe anzi si avverte un piacevole vinoso.

Nel bicchiere abbiamo un rubino carico con note violacee, secondo me. Il profumo per la verità è poco intenso, con sentori floreali in cui predomina la viola mentre faccio fatica a sentire la mangolia che mi aspettavo. La frutta rossa è costituita principalmente da amarene, fragole e mirtilli. In movimento la frutta aumenta la sua presenza, in particolare i mirtilli.

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Ricevere una bottiglia di vino da degustare con calma a casa, in una delle tante nostre cenette, è una cosa che ci fa sempre piacere, quindi inizio questa recensione ringraziando Piero Radici di Tradeplus, che ci ha regalato qualche tempo fa questa bella bottiglia di Franciacorta Brut Ronco Calino dell'Agricola Ronco Calino di Adro (BS).

Lo abbiamo aperto una sera con Alessio, facendo esperimenti di affumicatura del pesce. Si tratta di una recensione a tre, quindi, di cui possiamo riassumere il risultato finale. Il vino l'avremmo pagato volentieri, dato che c'è decisamente piaciuto. Speriamo di poter assaggiare presto la nuova produzione, un rosato di cui ci hanno già detto bene.

Anche se per i puristi del vino a volte conta meno, vorrei iniziare con una nota positiva sul look. La bottiglia è decisamente bella, con una etichetta semplice, quasi minimale. Già dall'immagine generale si percepisce un certo carattere. Ci piace anche la scelta di posizionare in basso l'etichetta. Un package, in sostanza, che lo configura anche come un bel regalo.

Veniamo al dunque, comunque

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I genitori di copertina75 abitano ad Orgiano, un comune della provincia vicentina, ed ogni volta che andiamo a trovarli, passiamo davanti ad una cantina che dalla prima volta ci aveva incuriosito. Dalla strada si nota una grande pietra con inciso "Vini Cris". Pino, il padre, un giorno mi chiede se voglio andare a prendere con lui dei vini per la famiglia e, con sorpresa, mi porta proprio lì. Intanto che lui compra io mi guardo in giro e trovo vari vini che mi incuriosiscono. Nel pomeriggio ci torno con copertina75 e tra le tante cose, scegliamo tre vini. Dai Colli Berici, V.Q.P.R.D., ecco a voi il Cabernet Sauvignon Barrique 1993 Vigna Castel Bricon, dell'Azienda Agricola Cristoferi Vini CRIS. Sì, avete letto bene. 1993.

Complimenti

Il tappo è ok, anche se il vino è leggermente risalito. Si preannuncia buono.

Rosso granato, copertina75 ci vede anche qualche nota d'arancio. Abbastanza limpido e carico, non si vedono sedimenti e sino alla fine della bottiglia non ne troviamo. Direi che gli anni li ha retti bene, almeno visivamente.

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Dopo il Valcalepio Rosso del 2001, questo è il secondo vino che Alessandro, gestore dell'enoteca ristorante La Cantina, mi fa assaggiare. Sempre di Monzo Compagnoni, questa volta è Rosso di Nero Sebino Rosso IGT 2000.

La bottiglia si presenta bene, ha un aspetto vagamente massiccio che mi ricorda certi vecchi castelli che si trovano nei porti di alcune città del sud (ad esempio Taranto o Gallipoli). Boh, non so perché mi viene quest'associazione.
La prima sensazione è si tratti di un litro, anche se so che è quasi impossibile. Comunque controllo ed effettivamente sono i soliti 750 ml. Forse è il vetro ad essere più spesso o il disegno generale. Mi fermo a riflettere, su quest'aspetto. A volte produttori della stessa zona fanno scelte diverse per le bottiglie. Lunghe, strette, quasi esili alcuni, basse, tozze, large altri.

Insomma, beviamocelo 'sto vino

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Ve lo dico chiaramente, l'ho scelto perché mi piaceva la bottiglia Come spesso ho avuto modo di dire, spesso la scelta di un vino sullo scaffale avviene per questo motivo. In fondo, ben pochi possono vantare la conoscenza di quasi tutti i produttori o dei relativi vini.

Mi sono ritrovato nel carrello questo J. P. Chenet Chardonnay 2004, Premier de Cuvée e una discreta curiosità. La bottiglia mi creava una certa aspettativa ed avevo voglia di verificare.

Appena aperto, il profumo è intenso di ananas, pesca gialla, albicocca e fiori. Limpido, il colore è giallo paglierino. Muovendolo, l'odore cambia ben poco, facendo pensare al fatto che il vino abbia completato la sua evoluzione.

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Stavolta è toccato a Elisabetta Tosi di Vinopigro tenere banco con il Vino dei blogger #4: Foja Tonda.
Grazie alla gentilezza di Giampiero Sappa, ho ricevuto il Foja Tonda 2004 Vallagarina IGT di Albino Armani, con la segnalazione che il vino ha ricevuto recentemente la DOC. Complimenti

Quanto Elisabetta ha scritto sul suo blog mi ha incuriosito e con copertina75 abbiamo già deciso che in occasione di uno dei prossimi viaggi in Veneto, chiederemo a Giampiero di consentirci una visita dell'azienda. Poi vi racconteremo le nostre impressioni. Intanto, ecco quello che penso del vino.

Parto con una premessa. Molto del tempo che dedico ad un vino è dato dal suo aspetto visivo e dai suoi odori. Chiaramente deve piacermi anche al gusto, ma passo molto più tempo col bicchiere in mano a sentirne i profumi. Se i profumi mi piacciono molto, sono disposto a perdonare qualche piccolo difetto nel gusto. Mai l'inverso, invece. Ovviamente è un mio pensiero. In fondo, il vino devo berlo io e faccio come mi pare. Giusto?

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"Che vediamo stasera?" - di solito mi chiede copertina75 e la mia risposta standard è "dai, scegli tu". Quasi una volta a settimana ci ritroviamo "spaparanzati" sul letto, notebook poggiato sul mobile di fronte, collegamento con casse e subwoofer, a vedere un DVD. Ovviamente, come in tutte le vignette che si rispettino, non manca mai qualcosa da sgranocchiare.
Sul mio comodino, in questo periodo, spesso c'è un calice di Rosolio al Vino Primitivo che Compagnia delle Puglie ci aveva inviato per il Candle Trophy.

Simpatica la bottiglietta, discreta ed elegante l'etichetta, la chiusura lo sta conservando bene, anche grazie ad una discreta alcolicità.

Versandolo, si nota immediatamente una certa consistenza. Potrebbe sembrare un olio, per la sua densità, che fa già pensare a qualcosa di morbido e spesso.

Il profumo è intenso di amarena, con il vinoso del Primitivo di Manduria in lontananza. I 27 gradi di alcol si fanno sentire già dall'odore, che ne rivela chiaramente la traccia. Ben presente anche lo zucchero aggiunto alla cottura che prelude ad un sapore dolce.

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"L'uva Barbera è estremamente flessibile perché puoi vinificarla nel modo classico, barricata, ferma o frizzante" - mi disse Gianluigi Orsini in uno dei nostri primi incontri, nella Locanda Milano 1873, a Brunate. Per dimostrarlo, qualche tempo fa mi ha fatto assaggiare la Barbera del Monferrato DOC La Tridesca 2005.

La vigna è ad Agliano. Il mosto è fermentato in acciaio, poi rifermentato in autoclave per 45 giorni con aggiunta di mosto concentrato e lieviti, ricavando un vino appena frizzante.

Nel bicchiere è limpido, di colore rosso rubino. Pur se frizzante, non c'è traccia di bollicine.

Il profumo è di lamponi, ciliege sotto spirito, con residui di mosto. In movimento diventa floreale.

In bocca è leggermente frizzante, anzi microscopicamente. L'anidride carbonica si avverte appena, senza vere bollicine.
Il gusto è leggermente fruttato ed erbaceo, appena etereo, secco, abbastanza caldo, leggermente spigoloso, poco tanninico. Una leggera sapidità, struttura di corpo e buona persistenza ne fanno un vino equilibrato.

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La Barbera d'Asti classica e la Barbera D'Asti DOC La Bimba 2003 le abbiamo già descritte, ora tocca allo spumante, Il Papillon, terza linea di vini di Gianluigi Orsini.

Il Papillon è prodotto con Moscato raccolto sulla collina di S. Antonio, a Conelli (AT). Dopo una decina di giorni di fermentazione naturale in acciaio, il vino a 4 o 5 gradi alcolici viene lasciato qualche giorno a stabilizzare a 0°C, poi imbottigliato e subito messo in vendita.

Qualche tempo fa avevo provato l'annata 2005, qui vi descrivo, invece, il 2006, assaggiato dopo solo due mesi dalla messa in vendita.

Il tappo, a differenza di molti spumanti, è da estrarre con un cavatappi. Nessun odore o difetto.
Il vino scende nel bicchiere con molta spuma e già liberando gli aromi caratteristici del profumo primario del Moscato. Le bollicine sono abbastanza fini, numerose e persistenti.

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Stavo chiacchierando con Alessandro, gestore del'enoteca La Cantina. L'avevo conosciuto durante una cenetta che avevo fatto nel locale assieme a copertina75. Ve ne avevo scritto in Spuntino all'enoteca La Cantina perché il posto mi era piaciuto e perché oltre locale avevamo apprezzato i quadri di Giuditta, che ormai frequentiamo regolarmente. Del nostro continuo girovagare a caccia di ristoranti e prodotti, questa è una delle cose che ci piace di più. Il fatto che spesso troviamo persone, con le quali nascono rapporti che poi vanno anche oltre all'enogastronomia.

Alessandro mi parlava di un vino interessante e così, senza preamboli, me ne mette in mano una bottiglia. "Prova ad assaggiarlo" - mi dice. Eccomi qui, un assaggio non si rifiuta mai

Iniziamo con le presentazioni. Si tratta di un Valcalepio Rosso DOC Rosso di Luna 2001, dell'Azienda Agricola Monzio Compagnoni. Partiamo male perché onestamente i vini di quella zona non è che mi piacciano molto, di solito. Però, bando ai pregiudizi.

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Nella mia vacanza enogastronomica a Roma, ci siamo concessi uno sfizio, dopo alcuni vini che non ci erano piaciuti. Si tratta del Freie Weingartner Wachau BA Beerenauslese 2000, un passito di prim'ordine. Divertente è il fatto che ce lo siamo ritrovati sul menu ed ovviamente non eravamo pronti ad una degustazione. La foto è stata improvvisata dall'amico Enrico, gli appunti li ho scritti su un pezzo della tovaglietta di carta, che per decenza non ho fotografato

Come di consueto iniziamo con l'aspetto visivo. Il colore è ambrato, consistente e l'ho apprezzato per tutto il pranzo, anche grazie alla bella lucentezza e trasparenza. Spesso gli amici mi chiedevano cosa ci facessi col bicchiere in mano, senza bere. Questo vino, prima ancora che bevuto, si fa apprezzare per il colore ed il suo odore. Il profumo intenso dei fiori, tra cui la camomilla, si associa a quello della frutta candita, del cedro, dell'ananas e della nespola, regalando mille sensazioni che non si vorrebbero lasciare. Vaniglia e cannella aggiungono l'ultimo tocco speziato, quasi a volerci definitivamente conquistare.
In bocca i molti aromi trovano conferma e, come se non bastasse, si arricchiscono di una nocciola appena tostata. Il corpo è buono, come la struttura, non eccessiva la dolcezza, morbide le sensazioni tattili. Il retrogusto è floreale. Il gusto complessivo è abbastanza persistente.
A conclusione, questo vino si presenta armonico nelle sue componenti, attraente e quasi da assuefazione. Iniziato il primo sorso, si può andare avanti a berlo tutta la sera senza stancarsi.

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Per l'iniziativa "Il Vino dei Blogger #2", su indicazione di Fiorenzo, stavolta dobbiamo degustare un Chianti DOCG comprato in un discount, cercando di spendere il meno possibile. Ecco a voi, quindi, il Chianti DOCG Stazione di Posta 2005, di S.P.A.C. Tavarnella Val di Pesa. Comprato all'Eurospin di Bareggio a 2,29 euro

Si parte con una bottiglia malamente stampata. La riga dello stampo è enorme, con effetto visivo disastroso. Ok, vero è che conta più il vino, ma voi perdonate, anche l'occhio per me vuole la sua parte.
Apriamo, il tappo è senza difetti. Il colore è rosso rubino con qualche nota granata. Il profumo è di ciliegia matura, forse a tratti sotto spirito, accompagnato da lamponi, con presenze floreali e liquirizia in lontananza. Una frutta da guscio che potrebbe essere una noce. In movimento, il vino perde molte delle sue connotazioni, chiudendosi leggermente. Il profumo, in generale, ci fa sperare.
In bocca, invece, arriva la risposta che temevamo. Acido, con minima struttura e corpo, ridottissima persistenza, tannini assenti o quasi, leggermente sapido. Se il profumo ci aveva illuso, il gusto uccide ogni velleità.
Copertina75 al primo sorso sentenzia - "Veramente imbevibile!"
Proporre l'abbinamento con un cibo, a questo punto, mi pare inutile.

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Dopo avervi presentato la Barbera d'Asti classica, tocca alla Barbera D'Asti DOC La Bimba 2003, di Gianluigi Orsini, un vino affinato in barrique di rovere di Alier per 14 mesi. Un anno fa avevo bevuto l'annata 2001, in uno dei miei primi incontri con Gianluigi. Una colazione di lavoro (se fa per dire, di lavoro s'era parlato ben poco) alla Locanda Milano 1873 a Brunate. Anche Federico La Valle, Sommelier AIS e proprietario del locale, è un amante dei vini di Gianluigi.

La produzione del 2001 è purtroppo finita e qualche volta per fare una verticale siamo costretti a recuperare qualche bottiglia ancora in mano a qualche amico, che ovviamente fa pesare la restituzione.

Sotto con questa barbera barricata del 2003, quindi.

Tappo perfetto, nessuna nota negativa, salvo un tenue sentore di spezie che diventa ben più avvertibile avvicinando il bicchiere. Una spezie scura, come il pepe nero o una bacchetta di liquirizia. La frutta rossa è una ciliega matura. In movimento si attenua la frutta, emergono i fiori e diminuisce la spezie
In bocca la frutta matura rossa trova conferma, diventando più consistente e trasformandosi in una confettura. L'insieme si presenta vellutato, con una bella sensazione di morbidezza. L'effetto lievemente astringente dei tannini, comunque non aggressivo, è accompagnato dall'usuale amarognolo laterale appena accennato. Una media acidità e la buona struttura ben compensano i tannini ed i 14 gradi alcoolici.
Una lunga persistenza ed il retrogusto di frutta matura e fiori completano il quadro di un vino che oggi è maturo, ma che, scommetterei la mia camicia, l'anno prossimo sarà ancora meglio. Un ulteriore ammorbidimento dei tannini dovrebbe sicuramente favorire un acquisto in armonia. Acidità e alcolicità fanno ben sperare sulla sua possibilità di tenuta. Gli aromi speziati ceduti dalla barrique di Alier, seppur non eccessivi, fanno credere in una loro buona presenza anche nei prossimi anni.

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Di Gianluigi Orsini vi ho già scritto varie volte, dall'epoca in cui ci siamo fatti le prime bevute assieme, al Ristorante Passone a Montevecchia. Una recensione vera e propria dei sui vini, però, ancora non l'avevo fatta. Eccomi qui, quindi, a rimediare, seppure con ritardo.

Si inizia con la sua produzione classica, la Barbera D'Asti DOC 2003, col supporto di copertina75 ed una intervista fatta a Gianluigi, che ci racconterà come produce questo vino che molti ristoranti hanno nella propria carta da molti anni.

Apriamo, dunque.
Il tappo non presenta difetti. Nessun odore. Qualcuno diceva, anni fa, "nessuna nuova, buona nuova", detto che ben si addice ai tappi.
Il colore è rosso rubino vivo, con qualche nota violacea osservata da copertina75.
Al naso rileviamo entrambi frutta nera. Potrebbe trattarsi di mirtilli o ribes. Si fa sentire l'alcool (sono 13,5 gradi) ed in lontananza un profumo floreale indistinto. In movimento, il vino si apre, scompare il leggero odore di erbe amare, date probabilmente dai tannini, aumenta il profumo di fiori, si avvicinano frutti come le more di gelso. Nel complesso, sembra di ravvisare un certo ammorbidimento dell'insieme odoroso, con note appena dolci.
Assaggiando, troviamo che i tannini sono in primo piano, anche se sopportabili. Buono il tenore di acidità, che equilibra in qualche modo l'effetto tannico. La struttura si sente, il corpo è presente. Ritengo che il vino acquisirà in armonia, con un altro anno di affinamento in bottiglia, anche se può già piacere così a chi ama una sorsata più viva e che pulisca.
La persistanza gustativa è buona.

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Eccoci anche noi con una proposta per l'iniziativa "Il Vino dei Blogger" proposta da "Imbottigliato all'origine". Questo mese si doveva recensire un vino prodotto in purezza da vitigno autoctono. Il limite è proprio oggi, quindi arriviamo appena appena.

Per portarci un po' avanti, comunque, dato che Fiorenzo nella sua proposta su Diario Enotecario anticipa già i termini della prossima partita, indicando la scelta di un vino acquistato in un discount, abbiamo scelto il Cannonau di Sardegna DOC 2004 Cala Sarmentú, dell'azienda C.P. S.a.s. Una bottiglia acquistata all'Eurospin di Bareggio al prezzo di 2,89 euro. Che Dio ce la mandi buona

Inizia la danza...

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Anche se le bollicine non erano il “piatto forte”, la quinta serata del corso è stata ugualmente spumeggiante. Franco Giocosa, enologo di Zonin e Marco De Bartoli, produttore di Marsala, ci hanno accompagnato insieme a Fabrizio nella degustazione dei vini dolci con grande competenza, passione ed ilarità. È stata la serata in cui mi sono divertita di più in assoluto.

Momenti di concentrazione erano affiancati a momenti di grande umorismo dato dagli interventi taglienti e simpatici di Marco De Batoli, il produttore siciliano che ha fatto risorgere il marsala dopo molti anni. Non amo il genere, ma devo dire che il suo Vigna La Miccia mi è piaciuto molto.

Tra tutti i vini presenti quello che mi è piaciuto di più è stato il Recioto di Gambellara Doc Podere Il Giangio 2002 della Casa Vinicola Zonin. Potrei essere di parte, in quanto è della mia zona, ma credo che chiunque lo assaggi sarebbe d’accordo con me. Il vigneto si trova su colline di origine vulcaniche che, insieme ad un clima particolare, offrono un ambiente ideale per un vitigno antico come la Garganega. I grappoli vengono sistemati in locali adatti per l’appassimento, areati e secchi, per circa 4 mesi. La maturazione avviene in botti di rovere di Allier di 7 ettolitri e prima della commercializzazione si affina in bottiglia per almeno un anno.

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Dopo qualche giorno di pausa, per il grosso volume di impegni, torno a scrivervi un nuovo articolo dedicato ai prodotti consigliati per il prossimo Natale; oggetto della recensione è la grappa di Brunello della fattoria La Gerla di Montalcino.
Pensando a Montalcino, spontaneamente pensi ad un paese arroccato su una collina, scorci bellissimi, colline sinuose, cipressi. Montalcino e la Toscana, grande terra d’arte, con i suoi pittori e le decine di personaggi che hanno contribuito a celebrare la fama del nostro paese nel mondo, Montalcino e non puoi fare a meno di pensare al suo grande vino il Brunello.

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Trovo simpatico che un produttore di vini, ne regali uno di un'altra azienda. M'è successo un paio di settimane fa, quando di ritorno da La Morra, il responsabile di un nostro cliente, produttore e distributore di vini, mi ha portato questa bottiglia, appunto non sua.

Il vino è un Villa Pattono Monferrato DOC 2004, prodotto dall'Azienda Agricola Villa Pattono di Costigliole D'Asti. Stiamo cucinando, copertina75 tira fuori due calici da degustazione. Apriamo la bottiglia.

Il tappo è in buone condizione, senza difetti. Le prime note indicano spezie e liquirizia.
Nel bicchiere, il vino scende fluido, senza produrre bollicine, con rumore appena avvertibile. Mi piacciono i vini pacati.
Il colore è rosso rubino carico, con sfumature violacee.
La prima impressione è positiva. Passiamo al naso.

L'odore è quello vinoso del mosto, una impressione netta, che immediatamente ci fa pensare alla gioventù.
Speziato, mi vengono in mente i chiodi di garofano, presenza di frutti rossi sotto spirito (poi leggerò che il vino ha 14 gradi). Di sottofondo, appena avvertibili, frutti neri e forse ancora quella liquirizia già sentita sul tappo.
Il legno è presente, ma non invadente.
Ruotando il bicchiere le spezie si attenuano ed emergono note floreali. Direi che il vino è chiaramente in evoluzione. Passiamo al gusto.

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Come vi ho già accennato, nel quinto giorno del corso di degustazione dei vini che abbiamo seguito, abbiamo avuto modo di assaggiare il Marsala Superiore DOC Oro Vigna La Miccia, di Marco De Bartoli & C. che adesso vorrei presentarvi meglio.

Questo Marsala è di colore dorato, limpidissimo e cristallino. Se l'aspetto di un vino conta, e per me è così, ci ritroviamo davanti ad un prodotto che colpisce già per come si presenta.
Le sensazioni che ne ricaviamo al naso sono quelle della frutta matura e da guscio, noci e nocciole in particolare. Per chi ha vissuto qualche giorno nelle campagne siciliane, l'odore della mandorla richiama i ricordi delle più tradizionali ricette della gastronomia e della pasticceria di questa regione. Il delicato sentore tostato ci fa pensare ai prodotti coloniali, espressione della massima ricchezza concepita nei secoli scorsi, quando il caffé ed il cacao si conservavano negli stipi, le casseforti domestiche di allora.

All'assaggio, il prodotto di Marco, non per nulla pietra miliare della rinnovazione del Marsala ed ospite durante questa lezione del corso, ci offre tutto ciò che ci aspetteremmo da un vino dolce di grande classe. Il dolce non stucchevole, il corpo consistente, la diversificazione dei gusti pari a quelli di un fiume che si apre in mille rivoli. Ritroviamo la frutta matura, quella da guscio, la mandorla, in un insieme morbido e vellutato al palato. Il retrogusto ci riporta il vago sentore del rametto di liquirizia.

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la grappa Mjere prodotta con Malvasia Nera e NegroamaroSi sa, il mondo è pieno di luoghi comuni. Ieri pomeriggio è arrivata a Compagnia delle Puglie una richiesta di cesti natalizi con prodotti tipici pugliesi. Antonella, sempre attenta nella ricerca di prodotti di qualità e di "bella presenza", ha proposto, oltre le specialità tipiche, una eccellente grappa pugliese. A quelle parole, il potenziale cliente ha subito obiettato dicendo: "ma che dice? La grappa non è un prodotto tipico pugliese!". E' vero. Ha ragione. Ma ci sono sempre le eccezioni.

Per il prossimo Natale, dunque, vi suggerisco come regalo una grappa pugliese di Negroamaro, il "Mjere Grappa", dell'Azienda Michele Calò & Figli di Tuglie, in provincia di Lecce.

Due note tecniche.
La grappa "Mjere" è ottenuta dalle vinacce, perfettamente integre, di Negroamaro e Malvasia Nera del Salento. Distillata all'origine in Val Cembra (TN) dalla rinomata distilleria Pilzer con il metodo classico alambicco discontinuo a bagnomaria.

La lenta distillazione ha dato alla grappa un profumo deciso ma equilibrato, che ricorda la freschezza delle proprie vinacce. Il gusto è netto ed intenso tipico delle vinacce rosse. Va servita a temperatura ambiente. La particolarità della grappa "Mjere" è che viene prodotta solo nelle annate migliori.

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Eccoci arrivati alla serata frizzante del corso di degustazione. Le bollicine sono quelle ottenute con il metodo classico.

La quarta serata si presenta molto interessante e a tratti diventa anche esilarante. Uno degli ospiti, il rappresentate dell’azienda Berlucchi, spesso interviene con racconti veramente divertenti, dando spunto anche a Fabrizio Penna per intrattenerci con
simpatici aneddoti.

Tra gli otto vini degustati quello che ho preferito è stato il Carpenè Malvolti Talento Brut Millesimato 2003di Carpenè Malvolti. Nasce da uve Pinot nero al 20%, Chardonnay al 45% e Pinot bianco per il rimanente 35%. Inizialmente le uve vengono pressate e vinificate separatamente in serbatoi di acciaio, per essere riunite la primavera successiva, con l’aggiunta di zuccheri e lieviti ed infine imbottigliate. La permanenza sui lieviti è di almeno 24 mesi e il residuo zuccherino finale di 8 g/l. Un breve affinamento in bottiglia avviene prima della commercializzazione.

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Su Imbottigliato all'Origine, Marco propone il divertente "Vino dei Blogger", al quale abbiamo deciso di partecipare. Si tratta di individuare al supermercato una bottiglia di vino di uva autoctona dal valore uguale o inferiore ai 5 euro, da degustare e presentare.

Tenteremo di trovare un vino che abbia queste caratteristiche e che, speriamo, ci piaccia. Il supermercato vicino a casa nostra è ben fornito e dovremmo riuscire.

Facciamo i complimenti a Marco e ci mettiamo all'opera.

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Siamo alla terza serata del corso di degustazione e ne mancano solo due. Un po’ mi dispiace che finisca, mi diverto e ogni sera imparo qualcosa in più.

La serata è dedicata ai vini bianchi fermi e io parto un po’ prevenuta, in quanto i vini bianchi non sono la mia passione. Ma ben presto mi devo ricredere, perché ve ne sono due che mi colpiscono in particolar modo per i loro aromi intensi e il gusto morbido e gradevole.

Il primo è l’ Alto Adige Sauvignon DOC Selectart Flora 2005, della Cantina Produttori Girlan/Cornaiano. Nasce da uve Sauvignon Blanc al 100%, vinificate in serbatoi di acciaio con il controllo della temperatura. Il vino tenuto per alcuni mesi in una grande botte di rovere, viene affinato brevemente in bottiglia prima della commercializzazione.
Si sente subito un odore diverso dagli altri vini degustati precedentemente. Il colore si presenta come un giallo paglierino con ancora alcune note verdognole. Io e fradefra sentiamo subito un forte odore di frutti tropicali, come licious, frutto della passione e maracuja. Fabrizio pone enfasi invece su note più erbacee come foglie di pomodoro, timo, menta, ortica, asparago selvatico e spinacio crudo. In questo vino non si sente per niente l’odore di pipì di gatto, tipico del Sauvignon. Che fortuna!
A bicchiere in movimento il vino mantiene le note di erba molto evidenti.
In bocca, anche se inizialmente tende ad essere un po’ acidulo, ben presto si apre in progressione, riempiendo la bocca con tutto il suo aroma.

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Nelle prime due serate del corso di degustazione che io e fradefra stiamo seguendo, abbiamo avuto modo di assaggiare ben 16 diversi vini rossi.

Tutti erano sicuramente dei buoni vini, ma vorrei descrivere le caratteristiche di alcuni tra quelli che mi sono piaciuti di più.

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Aveva preannunciato che al maisazi party avrebbe portato qualcosa di strano e poco usuale, Daniela, e così è stato.
Copertina75 ed io abbiamo tentato di indovinare di cosa si trattasse, ma, come potete vedere dalla foto, avevamo poche speranze.

Si trattava di tre bibite straniere, di cui una filippina e due sudamericane. La prima a sinistra è al sapore di fragola, le altre non è chiaro. Frutti? Boh, probabilmente polverine, vista l'intensità del sapore. La seconda, Inca Kola, pare essere concentrato di Big Bubble. Ricordate le famose gomme?

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Qualche settimana fa ho acquistato in un supermercato la birra che vedete in foto, la Theresianer Vienna, prodotta dall'azienda Theresianer, praticamente senza alcuna indicazione, solo sulla base di quello che sembrava potesse essere. Ancora una volta sono stato fortunato

La birra è una lager di colore rosso ramato, con sapore tendente al malto, dal basso contenuto di alcol. Non eccessivamente schiumosa, buona da bere non eccessivamente fredda, scorrevole e senza retrogusto. Una birra che direi idonea ad essere consumata durante uno spuntino o con piatti leggeri, ma non eccessivamente delicati.

Ottimo il rapporto qualità / prezzo, forse anche a causa di una promozione.

Unico problema, non la troviamo più in quel supermercato! Peccato, mi piaceva. Vediamo se riesco a trovarla in giro.

 

Il sito del produttore dello shiraz yellow tail, un vino australiano.Da sempre sono un appassionato del barricato, dell'antico, dell'annata, di quel vino, insomma, che immaginiamo aver riposato per cento anni per essere bevuto oggi col rispetto che si deve ad un dio che si concede a noi per amore.

Da qualche tempo, però, come in altri aspetti della mia vita, ho voglia di nuovo, di cosmopolita, di dinamico, di evoluto, di mutante. Vorrei guardare nel futuro e trovarvi una risposta ad una pulsione che sento e che riesco ad riassumere con una sola parola. Diverso.

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L'etichetta del vino Shiraz Stonehaven australiano.Come vi scrivevo in Acquistare d'impulso una bottiglia di vino, qualche giorno fa ho comprato uno syrah australiano. Si tratta, per l'esattezza, dello Shiraz Stonehaven prodotto dall'azienda omonima nel 2004.

Vinificato in purezza, ha un profumo meno fruttato di quanto mi aspetto solitamente da uno syrah, ma in compenso si avvertono note nuove e gradevoli. Un vago sentore di legno (l'etichetta parla di rovere) e la moderata presenza di spezie, gli conferiscono un aspetto più vicino ai vini d'annata.

Al palato questo Shiraz australiano si rivela di buon equilibrio in tutte le sue componenti. Acidità, alcolicità, persistenza, tannino e glicerina sembrano in quelle proporzioni che portano il vino a non risultare sgradito a nessuno, col beneficio dei gusti di ognuno, ovviamente.

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Dopo aver letto un articolo pubblicato su Gentleman in cui vengono recensite alcune birre artigianali, spinto dal desiderio di provare gusti ancora poco conosciuti, ho acquistato in un negozio specializzato le tre diverse birre segnalate nell'articolo. E il mio palato ne è rimasto piacevolmente sorpreso.

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  Dice la leggenda che dal sole di Sicilia nacque un re maestoso, che per distinguersi da suo padre indossò un mantello nero. Ancora oggi lo chiamano Sire Nero.


Eravamo all' Ipercoop di Vignate, con l'improvvisa voglia di bere del vino.
"Compriamo qualcosa di diverso?" - ci diciamo ed eccoci con la bottiglia di Sire Nero Syrah della casa siciliana Rapitalà.

  
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