A chi ha la fortuna di avere un giardino oppure uno spazioso terrazzo, in estate può capitare di invitare gli amici per stare in compagnia.
Quando capita c'è sempre il problema di offrirgli qualche cosa di particolare, vi vengo in aiuto con alcuni gustosi suggerimenti a base di focaccia.
Prima di cominciare però una doverosa puntualizzazione; la focaccia andrebbe gustata appena sfornata, da piccolo la prendevo a colazione col caffelatte, appunto appena sfornata dalla mia nonnina che la preparava in casa.
Per molti popoli, soprattutto asiatici, preparare il tè è un vero e proprio rito spirituale, per gli anglosassoni è una componente importante delle loro quotidianità. Vi sono differenti modi di preparare il tè, ma per ottenere una buona infusione occorre seguire sette regole principali.
Oggi
mi sento un po' giù, quindi ho pensato di scrivere qualcosa sul cacao.
Magari riesce a tirarmi sù anche il sol pensiero ;-)
Vorrei concentrarmi sulla lavorazione del cacao, lunga e complessa.
Innanzitutto occorre premettere che l'albero del cacao, chiamato Theobroma,
è molto fragile, difatti non cresce ad una distanza superiore ai 1500
chilometri dall'equatore, non riesce a sopportare temperature inferiori ai 16°C
ed inoltre richiede un'umidità superiore a 75-80% per tutto l'anno.
Il frutto ha una forma oblunga e cresce direttamente sul tronco e sui rami.
All'interno si trovano dai 30 ai 40 semi amari immersi in una polpa dolce e
succosa.
È particolare il fatto che l'unico modo per aprire i frutti sia dato dalla golosità delle scimmie. Difatti esse, per poter mangiare la polpa del cacao sono costrette a separarla dai semi amari, lasciandoli poi sul terreno.
Quando si pensa ai tartufi il pensiero va subito al suo valore commerciale, verso il quale la maggior parte dei consumatori ha un certo timore, in verità non bisognerebbe soffermarsi a questo aspetto economico.
La vera fortuna è quella che grazie a tartufi possiamo entrare in un “mondo” che merita di essere raccontato e dove tutto ha inizio grazie a un prodigio nella natura.
Viene prodotto con i migliori tagli suini nella zona compresa tra il basso Piemonte e la Lombardia.
Il salame della duja è di piccole dimensioni, viene stagionato avvolto nello strutto e conservato in appositi recipienti; è un salame morbido, non grasso, di sapore pieno, ottimo con il pane e in alcune preparazioni culinarie.
La produzione del salame della duja è artigianale pertanto è limitata, per questa ragione gli acquisti si effettuano sopratutto sul luogo di produzione, nel triangolo compreso tra Novara, Vercelli e Pavia.
Se vi trovate in vacanza sul lago maggiore nella zona del novarese, dirigetevi a Suno: qui al salumificio Martelli, via stazione 2, potete acquistare gustosissimi “salam d’la duja” come si dice nel dialetto locale.
Spostandovi nel vercellese, troverete a Olcenengo, presso il negozio Pier Sirio Malinverni, in via Quinto 9, uno dei più pregiati salumi della duja locali.
Sauris è un paesino situato nell'estrema Carnia a 1200 metri di altitudine.
La località è conosciuta per la produzione di un particolare e raro prosciutto affumicato... oggi però volevo parlarvi di un altro prodotto di nicchia prodotto sempre quì; lo speck di Sauris.
Un tempo veniva prodotto con una razza di suini ormai quasi scomparsi, chiamati porcitt friulani.
Adesso, invece vengono utilizzati maiali allevati in zona.
Eccoci alla seconda puntata sui tè cinesi. Dopo avervi parlato del Da Hong Pao, nel post Un tè dalla Wuyi Mountain, in Cina, e ora la volta del Pu’er, originario dello Yunnan. Ringrazio ancora una volta i nostri amici Anna e Ivano per averci fatto questo bel dono. Si tratta di un tè nero a fermentazione tardiva, tostato prima dell’infusione.
Non sono un'amante dei tè verdi, preferisco di gran lunga quelli fermentati e questo Pu’er devo dire di averlo apprezzato molto. Si presenta a foglie quasi intere di un rosso molto scuro ed è un piacere vederle sparire un po’ alla volta nel fondo della tazza.
Leggo che vi è una leggenda legata a questo tè. Gli abitanti dello Yunnan lo preparano perché possa “allontanare il fuoco” e rinfrescare il corpo. In Cina è possibile trovarlo anche in forma di compresse, gallette o tavolette. L'idea delle compresse mi fa venire in mente tutto tranne che il tè, comunque bisognerebbe provare. Mi piacerebbe tanto volare in Cina per immergermi nella cultura e nei luoghi lontani nel tempo e per partecipare dal vivo ai riti legati al tè. Per il momento mi dovrò accontentare di gustare i suoi preziosi prodotti come questo Pu’er.
Eccomi con il secondo articolo dedicato alle prelibatezze cremonesi dell’azienda Fieschi. Dopo la mostarda, oggi vi scriverò qualche “dolce curiosità” riguardante il torrone.
La nascita ufficiale del torrone cremonese risale al 25 ottobre 1441, quando venne presentato in occasione delle nozze tra Bianca Maria Visconti ( figlia del Duca di Milano Filippo Maria ) ed il condottiero Francesco Sforza. Il torrone cremonese venne servito nella forma della alta torre della città lombarda, allora chimata Torrione (poi Torrazzo) da cui derivò il nome Torrone.
Ogni anno quando sta per arrivare il Natale si riscoprono dei prodotti che vediamo nei supermercati e nei negozi di gatronomia durante tutto l’anno, ma che solamente in questo periodo richiamano in modo particolare la nostra attenzione e la voglia di consumarli.
Cremona, città situata nella fertile e operosa pianura padana, fondata oltre 2.200 anni fa, è conosciuta in tutto il mondo per almeno due di questi “particolari prodotti”; il torrone e la mostarda.
Mustum ardens è il termine latino da cui deriva la mostarda, una deliziosa confettura di frutta candita ( con sciroppo di zucchero ) e speziata ( con farina di senape ).
La mostarda di frutta viene citata per la prima volta nel 1° secolo dopo Cristo e ricompare a distanza di oltre un millenio nella prima raccolta al mondo di ricette e preparazioni gastronomiche titolata “De honesta voluptate et valetudine” del 1475 scritta dal cremonese Bartolomeo Sacchi .
Per il prossimo Natale, se avete pensato di offrire ai vostri ospiti della mostarda voglio consigliarvi di sceglierla tra la lunga serie di referenze prodotti dalla ditta Fieschi, antica azienda cremonese di cui nei prossimi giorni vi consiglierò molte gustose prelibatezze.
Fieschi è fornitore di Gbianchi SpA da molti anni, anche quest’anno ho avuto il piacere di assaggiare le sue mostarde.
Questa sera pastina... Oggi pomeriggio in Bianchi c’è stata una degustazione del cappello da prete di Modena. Noto anche come cappellotto di Modena, sassolino o manicotto; il cappello da prete di Modena è una sorta di Zampone, più tenero, la cui forma ricorda il berretto del prete tanto di moda nel XVIII secolo.
Vi assicuro che questo salume, prodotto nel reggiano, nel parmense e nel modenese, è gustosissimo; se volete prendere per la gola i vostri ospiti, servito con un rosso giovane, meglio se frizzante, grazie alla sua accattivante succulenza vi farà fare un figurone.
Credo sia molto difficile trovare chi non sia mai stato attratto dalla accattivante gustosità dello zampone di Modena !
Un salume dagli intensi e piacevoli profumi percettibili fin da quando lo si affetta dopo la cottura. Lo zampone di Modena ha delle origini controverse infatti secondo alcuni storici la prima preparazione è da attribuirsi agli abitanti di Mirandola, cosa certa invece è che furono i Modenesi a dare fama e lustro a questo salume. A Dicembre, visitando il cash & carry Gbianchi, potreste essere fortunati e giungere nel nostro magazzino di Gazzada durante una degustazione offerta dai nostri fornitori di zampone.
Ho scoperto le piacevoli sensazioni gusto-olfattive di succulenza, grassezza, aromaticità dello zampone di Modena proprio in occasione di queste degustazioni. Oggi lo zampone di Modena viene prodotto anche nella mia terra (Varese), come nel territorio delle province di Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo.
Sono molto legato al Natale e a tutte le festività Natalizie in genere. Due sono le ragioni, la prima e probabilmente la più importante, perchè evocano in me antiche emozioni legate a quando ero bambino, la seconda perchè la lunga “vigilia commerciale” dovuta al mio lavoro mi obbliga a vivere fattivamente il Natale con almeno quattro mesi di anticipo.
I lettori abituali di Maisazi sanno che la mia attività principale è di edp manager presso uno dei più importanti grossisti di alimentari, vini, prodotti tipici.... In Italia.
Mi riaggancio al post di Marco sul pane alimento primario per raccontarvi come nasce un pane straordinario, fatto ancora nel forno a legna tradizionale e che da poco tempo ha ottenuto la DOP. Stiamo parlando del Pane di Altamura.
Il pane di Altamura, quindi. Altamura, per chi non lo sapesse, è una cittadina della murgia pugliese in provincia di Bari.
Non riesco neppure a concepire un pranzo, una cena o qualsiasi pasto senza la presenza del Pane, forse mi riuscirebbe più facile mangiare un pezzo di pane fresco senza niente. Ebbene sì, sono nipote di fornai. Che sia nei miei geni questo amore per un alimento così semplice, ma fondamentale sulle nostre tavole?
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Creatività nella presentazione dei piatti del 10 maggio ad Orgiano (VI).
Non si tratta solo di un fatto estetico. La digestione, ad esempio, inizia già con la salivazione. La stimolazione visiva, quindi, è fondamentale. Un bel piatto, inoltre, predispone il buonumore dei bambini, facilita il ricordo del ristorante, ecc.