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Intervista a Franco Giacosa

scritto da copertina75

Un regalo di Natale da mettere sotto l'alberello. Anzi, vi consiglio di scartarlo subito: buona lettura.

Qualche giorno fa sono stata accolta gentilmente in casa Zonin (intendo ovviamente l'azienda e non la casa privata) da uno degli enologi più importanti del nostro paese, il dott. Franco Giacosa. Inizialmente il dott. Giacosa mi ha fatto da guida nelle cantine di affinamento e nel museo dove sono descritte le 11 tenute dell'azienda e poi non mi sono fatta scappare una capatina veloce nella zona dedicata all'imbottigliamento e quella dedicata alla pigiatura delle uve.

Successivamente abbiamo degustato 3 vini bianchi: il Vermentino di Rocca dei Montemassi, il Fiano (pugliese) di Masseria Altamura, il Tamanìs di Cà Bolani e 3 rossi: il Riesi del Feudo Principi di Butera, il Sassabruna di Rocca di Montemassi e l'Alturio di Cà Bolani. Notevoli le differenze tra i bianchi così come tra i rossi, mi sono piaciuti tutti, quale per la freschezza, quale per la struttura, quale per l'aromaticità. È seguito il pranzo, a cui si sono aggiunti il dott. Franco Zuffelato, che si occupa delle relazioni esterne e Lorenzo Zonin, con cui ho parlato di Web Marketing.

Infine il dott. Giacosa mi ha concesso una lunga intervista. Lo ringrazio molto per essersi prestato, visto le mie numerose domande, ben 14! Di seguito vi riporto l'intervista praticamente in versione integrale.

[Mariangela Balsamo] Per quali aziende ha lavorato?
[Franco Giacosa] Ho lavorato in sole 3 aziende. La prima, la più importante, è stata una cantina sociale nell'astigiano che oggi non esiste più. Lì ho imparato tutto quello che un enologo non deve fare. Ho capito che non bisogna lavorare in quel modo, facendo correzioni con i vini da taglio. La seconda azienda per cui ho lavorato è stata Duca di Salaparuta in Sicilia, una realtà storica che però andava rinfrescata. I 23 anni in cui ho lavorato lì sono stati ricchi di soddisfazioni sotto tutti i profili. Credo di aver dato un buon contributo alla rinascita del Nero d'Avola, che nel 1968, quando arrivai in azienda, era una varietà poco considerata.

[M. B.] Zonin ha ben 11 tenute sparse in diverse regioni italiane e alcune all'estero, cosa ha portato a scegliere certi territori piuttosto che altri?
[F. G.] Sicuramente si è trattato di una scelta di mercato. Negli anni '70 vi era una forte domanda di vini bianchi e Zonin aveva individuato il Friuli come terra per i suoi primi vigneti. Un po' alla volta le aziende sono diventate 3 e tutt'ora è la realtà più grande (550 ettari) che l'azienda ha in un solo territorio. In una terra vocata al bianco come appunto il Friuli, bisogna dar merito al dott. Zonin di aver riportato in auge il Refosco che altrimenti sarebbe scomparso.
La zona piemontese e toscana sono scontate come scelte.
Con l'Oltrepò Pavese si voleva puntare sul metodo classico, ma poi il successo è arrivato solo con la Bonarda. Per il metodo classico io credo che vi sia ancora tempo, non disperiamo, il Pinot Nero è davvero buono.
Negli anni '90 arriva il Sud (Sicilia e Puglia), perché vi è una propensione al consumo di vini ricchi e morbidi, caratteristiche che solo un clima caldo può far emergere.
La scelta della Virginia è invece più casuale. Durante un viaggio a Washington, il dott. Zonin fece una puntata in Virginia. il territorio e il clima lo colpirono, pensò che sarebbe stato un buon posto per coltivare la vite e produrre il vino. Al momento è la più piccola azienda del gruppo ma anche la più redditizia.

[M. B.] Quali differenze riscontra ogni giorno nei vari territori in cui l'azienda ha delle proprietà?
[F. G.] Sono diversi in tutto. Il carattere degli uomini ad esempio, il siciliano è esuberante, il toscano burbero, il piemontese inizialmente chiuso ma poi una persona di gran cuore. Come vi sono differenze tra i vini, allo stesso modo ci sono tra gli uomini.
Le differenze maggiori tra i diversi territori, comunque, sono date dal clima e dalla composizione del terreno.
In Friuli si ha la vicinanza del mare e della montagna al contempo. Il primo mitiga e la seconda abbassa bruscamente le temperature, in maniera tale da ottenere una forte escursione termica tra il giorno e la notte, con il risultato di una notevole espressione aromatica dei vini.
In Toscana vi sono due aziende in territori diversi. A Rada, nel Chianti, il terreno è difficile e friabile e i vini non sono di certo facili, ma di sicuro di grande eleganza e duraturi nel tempo. In Maremma, invece, i vini sono più facili, rotondi e strutturati, con un'acidità non eccessiva. Sono sicuramente vini più accessibili, che incontrano il gusto attuale.
Al sud ci sono il caldo e il sole e si trovano i vini più pieni e corposi, con un'acidità contenuta.

[M. B.] Mi può fare alcuni esempi di difficoltà nella coltivazione dei vigneti nei diversi territori?
[F. G.] Al sud la difficoltà maggiore la riscontriamo con i vini bianchi che hanno un'acidità troppo bassa e quindi mancano di freschezza. Anche al nord però alcuni bianchi, seppur abbiano un'espressione aromatica evidente, poi in bocca non hanno la stessa corrispondenza olfattiva. Così, in entrambi i casi, occorre lavorare molto per ottenere l'equilibrio.

[M. B.] Avrà tanti momenti belli da ricordare in tutti gli anni passati in cantina, ma qual'è quello che ricorda con più nostalgia?
[F. G.] Quando lavoravo in Duca di Salaparuta, nel periodo in cui il nostro prodotto iniziava ad essere conosciuto, mi dissero che avrei dovuto fare un vino che si avvicinasse ai grandi Toscani, con il Cabernet e il Merlot. Io però rifiutai e volli puntare invece sul Nero d'Avola, allora per nulla considerato. L'ho vissuto come una sfida, mentre la maggior parte delle persone attorno a me erano increduli. Facemmo molte prove di vinificazione finché un giorno (erano gli anni '80) venne a fare una degustazione il nostro più importante importatore statunitense, Toni Terlato. Lui era molto scettico, ma appena assaggiò il nostro Nero d'Avola in purezza rimase davvero colpito.
Una volta chiesi al giornalista Wasserman "Perché non scrivi mai dei vini siciliani?" e lui mi rispose: "Non ci sono parole". Mi capitò successivamente di essere ad una cena insieme a Terlato e allo stesso Wasserman in cui portarono due vini in caraffa. Dopo aver assaggiato il primo, che era il mio Nero d'Avola, lui mi disse "Wonderful, di sicuro non può essere il tuo!", mentre del secondo disse che era anonimo. Quando si rese conto che il primo vino era il mio, disse in inglese quello che in italiano si può tradurre con "Sono disteso sul pavimento!". Direi che è stata una bella soddisfazione.

[M. B.] Qual'è il suo vino preferito e perché?
[F. G.] Sono tanti i vini che preferisco, dipende dal momento. Avevo un amico, con una cantina stupenda, che si dedicava ai vini "deboli". Io lì mi sono perso per il Grignolino, anche se sono consapevole che non potrà avere mai alcun futuro. Mi piace perché con il Grignolino riesco a fare degli abbinamenti davvero esaltanti, difficili da fare con altri vini. Una volta con un mio amico lo abbiamo bevuto mangiando carne cruda e trippa, non è rimasto nemmeno un goccio! È un vino che mi sta a cuore, ma troppo differente dai canoni standard e per avere successo sul mercato. È l'amore per il figlio più debole.

[M. B.] Che consiglio darebbe a un giovane enologo?
[F. G.] Ogn'uno è giusto che faccia la propria esperienza. Comunque, credo che un giovane non dovrebbe pensare a fare grandi cose dimenticandosi delle piccole cure. Meglio un'enologia fatta di piccole cure quotidiane rispetto a quella sofisticata. Quando si fa un'enologia quotidiana d'amore, i vini daranno moltissimo. Inoltre, consiglio di rispettare sempre le condizioni locali, i territori, i vigneti e di avere un "savoir faire locale". Occorre riflettere bene prima di buttare via anni di tradizione, bisogna andarci piano, davvero molto piano.

[M. B.] Tra i vini che ha creato qual'è quello che le ha dato maggior soddisfazione?
[F. G.] Come dicevo prima raccontando del ricordo più bello, il Nero d'Avola.

[M. B.] Nella grande discussione se siano più bravi gli italiani o i francesi, qual'è la sua posizione?
[F. G.] Ho imparato molto dai francesi, soprattutto dalla scuola di Bordeaux, ho molto rispetto per loro. Sono tante le realtà italiane che sono cresciute molto, oggi non c'è più il gap che vi era anni fa e vi sono aziende italiane che hanno addirittura superato quelle francesi.

[M. B.] Se potesse scegliere dove impiantare la sua vigna che località sceglierebbe?
[F. G.] Ho scelto di non farlo. Abbiamo troppi territori validi per poterne scegliere uno.

[M. B.] Se fosse a cena con una giovane donna, per esempio io, e lei non sapesse i suoi gusti, che vino sceglierebbe? Molti ragazzi hanno spesso questo problema, non sanno quale vino scegliere per un appuntamento.
[F. G.] Sceglierei un vino importante, di grande personalità, che faccia dialogare. Sicuramente un vino non anonimo, ad esempio una Riserva del Chianti Classico.

[M. B.] Si parla spesso ultimamente di vino da meditazione, secondo lei quali sono le caratteristiche che un vino di questo tipo dovrebbe avere?
[F. G.] Amo pensare di più ai vini da conversazione piuttosto che a quelli da meditazione. La meditazione è triste. Il Recioto, ad esempio, amo pensarlo come vino da conversazione, abbinato a qualche mandorla, o, se la serata lo permette, con del caprino erborinato, oppure, nel caso si volesse un abbinamento diverso dal solito, con del sedano al gorgonzola.

[M. B.] Qual'è stata la sua più grande soddisfazione qui in Zonin?
[F. G.] È stata all'inizio, quando si trattava di sviluppare un nuovo programma di qualità. Esposi al dott. Zonin quali fossero, secondo me, le due strategie tra cui scegliere: la prima era lavorare in cantina, la seconda, consisteva nella trasformazione e nella maggior cura dei vigneti in modo tale da ottenere uve perfette e non dover lavorare in cantina con un'enologia correttiva. La soddisfazione fu che il dott. Zonin, pur sapendo che i costi sarebbero praticamente raddoppiati, scelse la seconda opzione. La trasformazione qualitativa della vigna e i buoni risultati delle prove sui vini prodotti, mitigarono l'aumento dei costi sostenuti. Fu, quindi, una grossa soddisfazione, come lo furono anche le recensioni fatte in seguito, i molti 3 bicchieri ricevuti e le valutazioni sulle guide.

[M. B.] Cosa ne pensa di Internet?
[F. G.] Lo uso molto, dà accesso ad una realtà infinita, però tendo a non legarmi troppo ad Internet, perché i rapporti umani diretti sono più interessanti. È sicuramente indispensabile per il lavoro. Anche nella vita privata è uno strumento utile, per esempio una sera con mia moglie abbiamo cercato alcune ricette di cucina. Occorre stare solo attenti a non assumerne troppo, facendone un'overdose!

Un uomo di grande esperienza, che vive ogni giorno a contatto con i territori, gli uomini e le storie di molti luoghi bellissimi del nostro paese. Devo dire che un po' lo invidio. Avevo conosciuto il dott. Giacosa ad un corso di degustazione e ne avevo apprezzato la forte carica, la sua umiltà e la disponibilità, tutte qualità che sono state confermate da queste ore trascorse assieme.

Spero che il mio regalo di Natale vi sia piaciuto, auguro a tutti delle feste splendide

Commenti

Anche io conobbi Franco Giacosa nella stessa occasione, i corsi di degustazione di Fabrizio Penna.
Copertina75, devo dire che invio molto questa tua intervista. Parlare con Franco Giacosa è una esperienza sicuramente bella :)

A questo punto non possiamo che augurargli Buon Natale.

Scritto da:  fradefra   | 22.12.07 15:02
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Una bellissima intervista, grazie per questo regalo di Natale che hai condiviso con noi. Buone feste.

Scritto da:  franconov   | 23.12.07 08:38
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Ho lavorato con Franco Giacosa per circa venti anni.
Merita tutto il successo che ha avuto.
La Sicilia deve a Lui principalmente l'affermazione dei propri vini di qualità
Un grandissimo professionista ed una persona corretta

Scritto da:  gaetano zangara   | 22.11.08 15:08
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@gaetano zangara
Veramente una persona con uno spessore prfessionale e morale di grande rispetto.

Ricordo piacevolmente le ore trascorse assieme al dott. Franco Giacosa in Zonin, quasi quasi passo in azienda il prossimo mese per fargli gli auguri di Natale, magari riesco a strappargli due chiacchiere:)

Scritto da:  copertina75   | 22.11.08 15:42
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@copertina75
Posso venire anche io? Se si tratta di bere... :)

Scritto da:  fradefra   | 24.11.08 15:12
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@fradefra
Vedremo... se farai il bravo :P

Scritto da:  copertina75   | 24.11.08 19:37
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