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Il Franciacorta Brut di Ronco Calino

scritto da fradefra

Ricevere una bottiglia di vino da degustare con calma a casa, in una delle tante nostre cenette, è una cosa che ci fa sempre piacere, quindi inizio questa recensione ringraziando Piero Radici di Tradeplus, che ci ha regalato qualche tempo fa questa bella bottiglia di Franciacorta Brut Ronco Calino dell'Agricola Ronco Calino di Adro (BS).

Lo abbiamo aperto una sera con Alessio, facendo esperimenti di affumicatura del pesce. Si tratta di una recensione a tre, quindi, di cui possiamo riassumere il risultato finale. Il vino l'avremmo pagato volentieri, dato che c'è decisamente piaciuto. Speriamo di poter assaggiare presto la nuova produzione, un rosato di cui ci hanno già detto bene.

Anche se per i puristi del vino a volte conta meno, vorrei iniziare con una nota positiva sul look. La bottiglia è decisamente bella, con una etichetta semplice, quasi minimale. Già dall'immagine generale si percepisce un certo carattere. Ci piace anche la scelta di posizionare in basso l'etichetta. Un package, in sostanza, che lo configura anche come un bel regalo.

Veniamo al dunque, comunque

Nel bicchiere il nostro bollicine si presenta con un bel paglierino carico con sfumature dorate (copertina75 lo vede decisamente dorato). Il perlage è sottile, a colonne.

Al naso la prima sorpresa. Come per molti Franciacorta ci aspettavamo un forte profumo di lieviti, invece qui sono molto più discreti, quasi certamente per una precisa scelta dei suoi creatori. Infatti troviamo una buona ampiezza olfattiva che probabilmente non s'è voluto coprire con eccessivi lieviti. Io percepisco chiaramente l'ananas ("sciroppo" - precisa copertina75) ed una mela (copertina75 indica una Golden). Alessio sente la pera e copertina75 aggiunge senza alcun dubbio il frutto della passione.
Con un leggero movimento, la mela Golden pare trasformarsi in Renetta.

In bocca troviamo la crosta di pane dei lieviti e la mela (Alessio). La discreta freschezza è accompagnata da una persistenza forse appena un po' corta. Il retrogusto è ancora di mela e leggermente erbaceo. La media struttura è più che sufficiente per un vino bianco. La classificazione di Brut è corretta, visto che gli zuccheri sono decisamente scarsi.

In generale il vino ci è parso equilibrato nei sui componenti. Forse per gli appassionati del Franciacorta i lieviti sono leggermente sottotono, ma noi lo abbiamo apprezzato proprio per questo, visto che il profumo c'è parso decisamente più armonico che in altri prodotti della stessa terra.

Terminata la degustazione, il vino ce lo siamo bevuto con un branzino affumicato con fumi di faggio. Devo dire che la crosta di pane che caratterizzava il vino ed l'affumicatura si sono accoppiate perfettamente, mentre gli altri frutti hanno fatto da bel contorno. Se volete ripetere l'esperimento, vi consigliamo una affumicatura lieve.

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