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Venti anni di trucioli

scritto da fradefra

“Senti, ma tu te ne intendi di trucioli?” – avevo chiesto a Gianluigi, dato che volevo rispondere a Beke, uno di voi visitatori del blog (a proposito, grazie Beke, per l’ottima domanda).
“Guarda, per cosa certa, posso dirti che quindici anni fa sapevo che un produttore che conoscevo li usava già” – risponde lui, lasciandomi di sasso e prosegue – “Frà, ne stanno tutti parlando come fosse una notizia sensazionale, ma in realtà sono anni ed anni che si usano”.

Oggi al telefono parlo con una conoscente che non cito, dato che mi sono scordato di chiederle l’autorizzazione a farlo. Lei rincara la dose – “Francesco, se ne parlava già più di venti anni fa. Ai tempi in cui andavamo a scuola, era già tema di discussione.”

Ho già scritto in Trucioli nel vino come la penso e non sto a ripeterlo. Il tema non è questo. Non vorrei discutere del fatto che sia etico o no, che sia giusto o no, che faccia male o no.
Quello che vorrei dire è come mai, dato che la cosa avviene da più di venti anni, solo oggi sembra diventato argomento da dibattito mondiale. Cioè sino a ieri li abbiamo bevuti supinamente, oggi gridiamo allo scandalo?

Come mai?

Ok, qualcuno di voi potrebbe rispondermi – “Il punto è che varie norme comunitarie pare stiano per renderlo fattibile e pare si voglia regolare, facendolo diventare, quindi, pratica lecita e magari anche comune”.

E allora? E la soglia massima di atrazina che anni fa fu alzata per rendere potabile l’acqua di molti comuni che diversamente non lo sarebbe stata, come mai non fece tutto questo clamore? Eppure ricordo che sul Corriere della Sera, l’annuncio venne dato… e l’acqua non mi pare meno importante del vino, visto che l’usiamo anche per cucinare!

In sostanza vorrei dire: ok, la cosa va discussa, facciamolo, se lo vogliamo, combattiamola, ma non facciamo finta di non sapere. Se qualcuno non lo sapeva, come me sino a ieri, oggi lo sa. Ha bevuto vino con i trucioli per venti anni, magari, senza saperlo, ma l’ha fatto. Vediamo cosa si può fare per evitarlo, ma senza farlo diventare un “al lupo, al lupo.” Nel mondo ci sono drammi ben peggiori e persino nella stessa enogastronomia.

Invece che discuterne, possiamo fare qualcosa di utile? Sì, No? Aristide ci sta provando con il suo progetto Chips Free. Gli altri?

Commenti

arieggiamento,
trattamenti termici,
centrifugazione e filtrazione,
utilizzo di anidride carbonica,
utilizzo di lieviti per vinificazione,
aggiunta di fosfato bibasico o di solfato di ammonio,
aggiunta di solfito di ammonio,
aggiunta di diclorito di tiamina,
utilizzo di anidride solforosa (in varie forme),
chiarificazione con gelatina alimentare,
chiarificazione con colla di pesce,
chiarificazione con caseina o caseinato di potassio,
chiarificazione con ovalbumina e/o lattalbumina,
chiarificazione con bentonite,
chiarificazione con diossido di silicio,
chiarificazione con tannino,
chiarificazione con enzimi pectolitici,
chiarificazione con preparato di betaglucanasi,
utilizzo di acido sorbico,
utilizzo di acido tartarico,
utilizzo di tartrato neutro di potassio,
utilizzo di bicarbonato di potassio,
utilizzo di acido sorbico,
utilizzo di carbonato di calcio,
utilizzo di tartrato di calcio,
utilizzo di preparati di scorze di lieviti,
utilizzo di polivinilpolipirrolidone,
utilizzo di batteri lattici,
aggiunta di lisozima,
aggiunta di acido citrico,
aggiunta di acido L-ascorbico,
aggiunta di tanino,
utilizzo di gomma arabica.

queste sono alcune delle pratiche enologiche autorizzate dalla comunità europea...siamo sicuri che i "truccioli" siano un PROBLEMA?

ho ripreso questo elenco dalla prima pagina della rivista di Alessandro Masnaghetti, Enogea, poichè condivido questo pensiero.
Voglio però aggiungere, da enologo/produttore, che per fare un grande vino niente è più adeguato dell'utilizzo delle barriques o dei tonneaux (500/700 litri) senza dimenticarsi di vendemmiare una grande uva.
Purtroppo quando milioni di italiani bevono, senza battere ciglio e senza farsi troppe domande, un vino con la data di scadenza (quello in tetrapack per intenderci) non riesco a capire tutto questo chiasso intorno a dei pezzi di legno.
Qualcuno sa dirmi cosa cambia tra " un vino nel legno e un legno nel vino" ? e soprattutto siamo sicuri di riconoscerlo in degustazione cieca?

spero di non aver spaventato nessuno, il vino non è un veleno, soprattutto quello di alto livello, meglio berne un pò meno ma sempre meglio.

Gabriele enologo Bava (www.casabava.com)

Scritto da:  Gabriele   | 21.09.06 18:12
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Grazie Gabriele, per le indicazioni :-)

Scritto da:  fradefra   | 21.09.06 18:17
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scusate ho inviato due volte la stessa cosa..non sono pratico..

Scritto da:  gabriele   | 21.09.06 18:36
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Gabriele, ho visto e sistemato io. Siamo qui per questo. Approfitto, però, per una nota.
Nel nostro settore, tante persone che potrebbero dare un importante contributo online, purtroppo non sono pratiche. Un vero peccato, perché a volte proprio loro vorremmo sentire.
Ci impegneremo, in futuro, nel tentativo di coinvolgere quanto più possibile gli operatori del settore che abbiamo avuto modo di conoscere e che apprezziamo.

Scritto da:  fradefra   | 21.09.06 19:06
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"[..] per fare un grande vino niente è più adeguato dell'utilizzo delle barriques o dei tonneaux (500/700 litri) [...]"

Su questo ci sarebbe molto da dire. Ne sei proprio sicuro?
Qualcuno in Piemonte potrebbe non essere proprio d'accordo :)

Scritto da:  marco   | 22.09.06 17:58
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per marco:

prendi i 20 vini più importanti al mondo (ma anche di più), controlla dove sono stati affinati, fai una statistica e dimmi quale è il recipiente più adatto.

Scritto da:  gabriele   | 23.09.06 09:45
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