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Trucioli nel vino

scritto da fradefra

Ricollegandomi alla proposta Vino Chips Free di Giampiero Nodali, alias Aristide, vorrei fare qualche considerazione, premettendo sin d'ora che la sua operazione mi piace. Ci sarà sicuramente qualche aspetto da rifinire, ma questo è nell'ordine naturale delle cose.

Quindi, trucioli sì, trucioli no?

Pensando alla salute del consumatore, tutto è stato detto ed i pareri sono fondamentalmente concordi. Se il vino può stare nel legno, il legno può stare nel vino, senza che possano esservi danni per l'uomo. Come in tutte le cose, naturalmente, le debite misure devono essere prese, i trucioli dovrebbero essere di legni di provenienza e lavorazione tracciabile, la permanenza nel vino attentamente verificata e controllata, ecc. ecc.
"Chissà da dove arriverebbero quei trucioli" - dice però qualcuno. Dubbio leggittimo, ma allora lo stesso dubbio è lecito per qualunque cosa si metta nello yogurt, nei sughi pronti, in molti liquori, ecc.

Se osserviamo il tema trucioli sotto la lente della qualità ed originalità, mi viene da pensare al diamante. Ben poche sono le differenze fisico/chimiche tra un diamante naturale e uno ottenuto sinteticamente. Ciò nonostante, il valore è ben diverso e la motivazione principale consiste nel fatto che un processo spontaneo e naturale, quale la compressione a temperature elevate che nei milioni di anni hanno formato un diamante, ha un peso maggiore rispetto alla produzione in laboratorio.
Stesso concetto potremmo applicare al vino. Un vino che acquista certe caratteristiche in virtù della sua permanenza in una serie di botti e barrique, durante la sua maturazione, sicuramente è giudicabile diversamente da quello che caratteristiche simili le acquista per lavorazione specifica mediante aggiunte. E badate, non sto parlando di caratteristiche chimico/fisiche, ma di processo. Un processo naturale porta sempre a risultati di maggior valore, sia di interesse, sia economico.

Io, invece, vorrei dare maggior rilievo all'aspetto culturale, sociale e storico alla faccenda dei trucioli. Il vino è il prodotto di una civiltà ed ha segnato la storia dell'Uomo, diventandone parte integrante. Non si può parlare di vino senza parlare della storia umana, non si può trascurare il vino, raccontando la storia.
Il vino è il prodotto di un processo che, a memoria d'uomo, s'è modificato assieme alll'Uomo stesso. Se i Greci lo bevevano col miele, è perché i Greci amavano il miele, lo consideravno il cibo degli dei (nella forma di nettare). Alle feste lo annacquavano perché ritenevano più importante parlare e confrontarsi che non ubriacarsi (e ne sono fermo sostenitore, anche se amante del vino). Sempre il vino è stato unito a qualcosa che, per il momento storico o geografico, trovava una giustificazione nel desiderio della società di migliorare il prodotto o se stessa.

Mi sorgono alcune domande. Noi ci metteremmo i trucioli perché ci piacciono i trucioli? Li mangeremmo mai da soli? Ci sentiamo noi, dei trucioli? Qual è il significato dei trucioli nella nostra storia e cultura? Qual'è il significato dei trucioli nella società?
Scusate, a me, per favore, date un vino senza trucioli. Gli altri sono liberi di bere ciò che vogliono.

Commenti

Tombola.

Sono daccordo con te Francesco (ciao), in questo caso l'aggiunta di trucioli nel vino è semplicemente un sistema per ottenere un'imitazione economica su scala industriale di una caratteristica gradevole (mi piacciono molto i vini "barriccati") del prodotto originale, con un processo ovviamente più lungo e costoso.

Se si fosse trattato di una "aggiunta" creativa avrei avuto un atteggiamento mentale diverso, ma questo tipo di operazione mi trova parecchio scettico.

Inoltre, e non è una domanda retorica, perchè a dire il vero non lo so, il carattere che aquistano, ammesso che sia soddisfacente al gusto e all'odorato, è stabile nel tempo?
Come si evolve?
Sono vini dalla vita corta?

Scritto da:  beke   | 14.09.06 11:37
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Beke, ottima domanda. Sto contattando un esperto della materia, che potrà darti una risposta rigorosa. Lasciami un paio di giorni.

Scritto da:  fradefra   | 14.09.06 13:02
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Mi soffermerei su un semplice aspetto. Il tema credo che sia comunque focalizzato sulla barrique e non sulla botte grande.

La barrique è stata introdotta in Italia da non più di trentanni. Oggi la "moda" dilaga barricando anche i bianchi che a mio modo di vedere personalissimo è un'offesa pura al vino bianco. Comunque l'uso da parte nostra -- leggi Italia-- della botte piccola nella maggiorparte dei casi NON la sappiamo usare. Quante volte avete assaggiato vini che sembravo liquirizia pura o vaniglia?? Sentori appunto che soffocavano il vino stesso ingabbiato in quegli aromi tostati. La mia domanda è questa: se NON sappiamo ancora usare bene la barrique che in Francia è uso comune da centinai di anni, perchè dobbiamo passare allo step successivo? Direi che noi Italiani è meglio che continuamo a sperimentare la barrique per almeno un'altra generazione di viticoltori, poi ne riparliamo. Angelo

Scritto da:  Angelo   | 15.09.06 10:37
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In effetti, concordo anche io sul fatto che certi barricati, sarebbe meglio che non lo fossero. Mi pare di mangiare quel vitello che a tutti i costi deve sembrare un cinghiale.

Scritto da:  fradefra   | 15.09.06 11:41
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Beh... ovviamente ci sono vini barriccati migliori, peggiori ed anche indecenti.
Ma non saprei se sia giusto definire l'aggiunta di "truciolato" ;) il passo successivo all'affinamento in barrique.
Fa pensare che si tratti di un procedimento migliorato, cosa che non è...

Scritto da:  beke   | 15.09.06 15:25
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certo... certo ... lungi da me incoraggiare tale tecnica per nulla migliorativa. Semmai la vedrai come un'impoverimento della cultura stessa del vino. E cmq pieno sostenitore della filosofia secondo la quale un vino per piacere NON deve essere obbligatoriamente barricato.

Scritto da:  Angelo   | 15.09.06 15:32
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Angelo hai ragione. io oramai quando mi trovo a scegliere tra vini che non conosco, per andare sul sicuro, chiedo espressamente che non sia barricato, perché 9 volte su 10 sento solo della gran vaniglia legnosa, anziché vino. a proposito di barrique si, barrique no, vi ricordate l'etichetta di Bartolo Mascarello "No barrique no Berlusconi"? :)

tornando ai trucioli, mah... secondo me sono semplicemente una bestemmia.

Scritto da:  Stefano   | 15.09.06 18:56
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Beke, se segui via co.comment questo post, sappi che la tua domanda sulla durata dell'effetto dei trucioli, sta per avere risposta!

Scritto da:  fradefra   | 20.09.06 06:42
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Niente co.co.comment, sono per il controllo a tempo indeterminato io :P

Grazie per la costanza Francesco, pensavo ti fossi scordato della questione... leggerò volentieri l'intervento.

Scritto da:  beke   | 20.09.06 10:34
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Ho un po’ di esperienza di barriques, ma parlare e usare dei trucioli per dar un gusto di legno al vino..............non son d' accordo, mi sembra una forzatura di marketing e di costi.

Non tutti i vini si prestano a essere barricati, non tutte le vendemmie sono adatte per essere poste in barriques.
Le doghe con cui sono fatte le barriques normalmente arrivano dal Massiccio Centrale della Francia, ma la zona è tanto vasta che la legna ha caratteristiche diverse, come diversa è la tostatura finale che può essere leggera, media o più marcata e incisiva.

Lo stesso vino messo in due barrique diverse, dopo un anno dà due risultati simili, ma non uguali.

Se con l’analisi sul legno delle barriques, dare una risposta alle tue due precise domande è difficile, figurarsi coi trucioli. Son troppi i fattori matematici e fisici, che danno o non danno valore al vino.
I trucioli da dove provengono? Scarti di lavorazione per costruire botti o affini, o son scarti di lavorazione di una delle tante fabbriche del mobile brianzolo? Quanto tempo e in quale quantità i trucioli sono stati a contatto con il vino? Infine e per certo più importante, il VINO è adatto per questo tipo di sofisticazione?

Alla tua domanda: “il carattere che acquistano, ammesso che sia soddisfacente al gusto e all'odorato, è stabile nel tempo?”, nel caso dei trucioli non so dar risposta e penso che ......................a parte colui che ha creato il mondo, in cui io credo, pochi possano dare precise indicazioni.

Ciao Gigi.

Scritto da:  Gianluigi Orsini   | 20.09.06 12:12
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Per i nuovi del blog, presento Gianluigi.
Beh, la prima cosa che mi viene in mente, è che si tratta di un amante della vigna e del vino. Produce vini di qualità, con molta sperimentazione e con la disponibilità a buttarlo, quando non viene come vuole lui.

Abbiamo parlato a lungo di barrique. Mi ha spiegato la differenza tra i diversi tipi di legni ed addirittura tra le diverse parti di una stessa pianta. Grana fine o grossa, legni stagionati o no, ecc. ecc.

Mettere il vino in dieci barrique della stessa partita, significa già avere risultati diversi (e ci siamo trovati a verificarlo assieme assaggiando bottiglie della stessa produzione, ma barrique diverse). Mi ha spiegato, quindi, come rispondere alla domanda di Beke, assolutamente intelligente come desiderio di conoscenza, sia praticamente impossibile, persino per lo stesso produttore che quei trucioli li ha usati.

Intanto che parlavamo, però, è emerso un altro aspetto, che approfondirò in un prossimo post. Restate sintonizzati, che la cosa si fa calda.

Sempre per i nuovi, di Orsini potete leggere in Papà ho paura, ma il padre non c'è.

Scritto da:  fradefra   | 20.09.06 12:21
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Grazie per le informazioni, un pò me lo aspettavo, sinceramente, di aver fatto una domanda da un milione di euri.

Scritto da:  beke   | 20.09.06 12:42
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a stefano,
a proposito del vino di MAscarello, pace all'anima sua e grazie per quello che ha fatto per il barolo, ma i suoi vini degustati alla cieca non sono buoni.
gabriele

Scritto da:  gabriele   | 21.09.06 18:25
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ciao sono un tecnico che lavora nel settore ed ho una buona esperienza nel campo dei legni alternativi.
Tutto qusto allarmismo fatto dai media è a dir poco eccessivo.
Mi vorrei soffermare sul fatto che si sente sempre parlare di "vino italiano", questo è un error, sarebbe sicuramente più corretto sentir parlare di "vini intaliani", infatti la produzione di "qualità" non supera al momento il 20%, il restante 80% deve avere la possibilità di poter competere con i vini base del resto del mondo ed è lì che vengono applicate queste tecnologie.
Se volete bere vini con gusto legno, vaniglia, spezie, derivati da affinamenti in barriques spendete oltre i 10 euro. Ad intenditor poche parole...
saluti giovanni

Scritto da:  giovanni   | 28.11.06 16:53
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Ciao Giovanni, benvenuto da queste parti.
In effetti, credo anche io che sotto una certa cifra, i vini troppo speziati sono sospetti...

Scritto da:  fradefra   | 28.11.06 17:56
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cosa si intende per “tostatura leggera” delle barrique?
A- 5 minuti di esposizione al fuoco, a circa 100°.
B- 5 minuti di esposizione al fuoco, a circa 150°.
C- 10 minuti di esposizione al fuoco, a circa 150°.
D- 5 minuti di esposizione al fuoco, a circa 200°.

attendo una risposta immediata

Scritto da:  viky   | 06.01.09 14:20
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Viky, siamo su un blog enogastronomico, non su un centro assistenza a pagamento, quindi facciamo fatica a dare "risposte immediate".

Per il tipo di domanda e per la sua precisione, più che a noi che siamo amanti del bere, dovresti chiedere a qualcuno esperto del produrre il vino. Noi non sappiamo risponderti :)

Benvenuta sul blog e buon 2009

Scritto da:  fradefra   | 06.01.09 14:53
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