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Marketing del vino: l'Italia conquista l'Inghilterra

scritto da shiftzero

Come alcuni di voi sanno, da ormai qualche anno mi occupo di marketing per il settore agroalimentare, con una particolare specializzazione per i mercati internazionali e in principal modo mi sono occupato di strategie per produttori di olio extravergine e vino qui in Puglia.

Leggo proprio oggi con grande piacere sul blog marketingdelvino.it questo interessante articolo sull'efficacia delle strategie delle aziende italiane del settore "vino" in Inghilterra. L'articolo si intitola Analisi del mercato britannico: risultati interessanti per il vino italiano.

Facciamo alcune valutazioni insieme.

Nell'articolo si parla dell'incremento delle quote di mercato italiane del 2006 rispetto al 2005. Si tratta di una crescita del +14,1% a valore e +15,3% a volume; così come la Francia si conferma leader nel mercato anglosassone anche grazie a ingenti investimenti di marketing. Segue la Spagna mentre l'Australia segna il passo.

Bene, questi i dati riassunti dall'articolo citato. Ma come si spiega questa positiva performance del vino italiano? Quali sono le variabili competitive che hanno permesso tale risultato? Possiamo ipotizzare anche noi che un elemento discriminante è senza dubbio il prezzo, con un decremento del costo della bottiglia sia pur lieve.

Ma può essere il solo prezzo a mutare le condizioni di mercato e segnare punti positivi a due cifre?
E' vero anche che il mercato anglosassone è molto sensibile al prezzo, ragion per cui una variazione verso il basso dei prezzi potrebbe permettere di realizzare vendite superiori.

Secondo il mio personale pensiero, però, se è vero che il prezzo è una delle variabili competitive di maggior rilievo nel settore vino, è anche vero che il vino italiano è sempre più apprezzato all'estero. Ritengo che l'Italia e quindi tutto il settore enogastronomico stia sempre più imparando a "fare marketing", che come sappiamo è facile a dirsi ma sempre difficile da applicare.

Le aziende sono sempre più marketing oriented, mutuando la logica che ha fatto la fortuna di altri settori. Abbiamo parlato in un post di fradefra dell'importanza dell'etichetta di un vino, con problemi di creatività e standardizzazione. Bene, che per il vino italiano questi risultati positivi possano essere l'inizio di una nuova concezione di "wine marketing" tanto cara agli americani.

La parola agli esperti :-)

Commenti

Sono d'accordo con te, Pietro. Penso, per altro, che uno degli obiettivi di questo blog sia proprio aumentare la percezione delle necessità in termini di marketing che in Italia abbiamo. Anche se qualche azienda si sta muovendo bene, la maggioranza sono ancora del tutto assenti, su questo tema.
Si inizia dall'etichetta della bottiglia, ma si prosegue, e questo è ben peggio, con la totale disinformazione sui propri consumatori. Ho parlato spesso con produttori e rivenditori che dicono "Beh, uno che beve vino, è uno che beve vino". Invece no. C'è bevitore e bevitore.
Chi compra vino dagli scaffali di un supermercato ha un suo preciso profilo, ben diverso da chi entra in enoteca e diverso ancora da chi il vino lo beve solo se glielo regalano e ancora diverso da chi il vino lo compra solo per regalarlo agli altri. Questi ultimi, in particolare, sono tanti, più di quelli che si potrebbe credere.

Scritto da:  fradefra   | 15.07.06 08:52
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Francesco, hai detto bene: percezioni!
Tutto il marketing, e quindi anche quello del settore enogastronomico, si basa sulle percezioni (meglio, sulle percezioni di valore).

Molti imprenditori, anche quelli più esperti, spesso non prestano attenzione ai "come" e ai "perché" una nuova etichetta o un nuovo prodotto viene percepito in un modo rispetto ad un altro. Altri ancora, questo problema non se lo pongono proprio.

Da qui anche alcune valutazioni che potrebbero in parte dare risposta ai perché le etichette dei vini non sono sempre curate come dovrebbero. L'importante è che piaccia al committente!

Altro problema del settore vino è un luogo comune che spesso ho sentito anche durante importanti incontri. Il "made in italy". In molti esiste la convinzione - per me errata - che basta indicare in etichetta la famosa dicitura e il vino si dovrebbe vendere da solo. Ok, il "made in italy" è una buona leva di marketing... ma non l'unica e inefficace se lasciata a sé.

Dunque, il marketing dovrebbe invece svolgere la funzione di collegamento tra bisogni. Anzi, dovrebbe favorire l'avvicinamento delle percezioni. Io voglio che il mio vino venga percepito in un certo modo (di livello qualitativo alto, al prezzo giusto, per intenditori, etc.) e per questo utilizzo gli strumenti che il marketing mette a disposizione per avvicinare il mio intento con le reali percezioni dei miei clienti.

Credimi, è più difficile a dirsi che a farsi. Però...

Scritto da:  shiftzero   | 17.07.06 13:12
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