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Ricollegandomi al post Vino Doc Spagna in cui Slawka G. Scarso ci informa di alcune variazioni di etichetta per l'Australia e la Spagna e pur riconoscendo al vino la sua caratteristica di prodotto di tradizione e cultura, credo che troppo spesso con questa scusa le aziende produttrici sottovalutino l'importanza dell'etichetta apposta sulla bottiglia. Vini di rara eleganza sono in bottiglie presentate come fossero l'ultima bevanda del mondo. Vini che posti su uno scaffale diventano anonimi. Le aziende credono che basti il nome della casa e quella del vino per avere successo o per vendere, ma in
realtà non sempre è così. |
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Qualche giorno fa avevo davanti a me tre bottiglie di Syrah in purezza. Tre diverse case, tutte importanti e note, stesso anno, stesso prezzo e grossomodo stessa descrizione sulla etichetta del retro. Ho scelto la mia d'impulso, senza una precisa motivazione, ma sarei portato a dire che l'etichetta abbia inciso. Spesso parlo con produttori di vino e scopro che pensano da soli all'etichetta. A volte ho l'impressione che il desiderio di avere una etichetta legata al passato ed alla tradizione sia solo una scusa mentale per non far fare uno studio preciso e la successiva realizzazione, come parte importante di un progetto che se ha nel vino la componente principe, non deve trascurare il resto. Spesso, inoltre, non ci si rende conto della disponibilità di risorse enormi, utilizzabili a costi equi e spesso modesti. Basterebbe sforzarsi un attimo. Per esempio, tanti giovani grafici si impegnerebbero volentieri in un progetto simile e farebbero sicuramente meglio di uno che si sta improvvisando. Ovviamente guidati, ovviamente con le giuste specifiche, ovviamente con un iter che preveda qualche prova prima di andare in produzione. |
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Dategli delle precise indicazioni, spiegategli quali emozioni volete trasferire, raccontategli di voi e del
vostro vino ed aspettate le bozze. Per finire: tutto quello che ho detto, può essere applicato a vari altri settori. Sono molti gli alimenti che hanno un'etichetta, che spesso è l'evidente risultato dell'improvvisazione. |
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Elenco degli articoli che citano questo:
» maisazi produce una etichetta per un vino rosso su maisazi.com - emozioni in cucinaWow! addirittura una citazione diretta?? Troppo buono!
Comunque pensa che di mio ho fatto un'etichetta per una birreria del Veronese che, dopo aver assaggiato un loro prodotto, mi aveva colpito per la bontà del contenuto e la povertà dell'etichetta. Avevo fatto tutto lo studio abbinato e glie l'ho presentato senza parlar di prezzo, così giusto per provare. Non mi hanno mai ricontattato.
Non mi lamento del fatto che un affare non sia andato in porto o del "lavoro buttato", però mi amareggia il fatto che la veste di un prodotto sia ritenuta superflua, quando sappiamo bene che realtà di successo spendono parte considerevole del Budget sull'immagine del prodotto.
Mah!?
Concordo in pieno... dopotutto il canale percettivo preponderante dell'uomo è quello visivo... non si può assolutamente prescindere da ciò! ;-)
Nella mia esperienza, quella di uno che si è trovato a fare più o meno tutto da se, ho constatata l'enorme difficoltà a trovare dei grafici competenti, che conoscano il prodotto "vino" e che siano disposti a fare uno sforzo di comprensione su che cosa uno vuole comuicare. La maggior parte delle volte ho trovato risposte banali, se non etichette chiaramente riciclate da altri lavori non andati a buon fine. Ecco perché poi mi sono deciso, e mi sono anche alla fine appassionato, a curarami la grafica da solo, con tutti i limiti che comporta.
Uno dei problemi è anche che il budget per una etichetta non è alto, e quindi per forza si tende a ricorrere a grafici forse di valore non eccelso.
Bene la tua segnalazione comunque, ne terro conto per il futuro.
@Gianpaolo
L'esperienza direttamente riportata da chi ha già vissuto la cosa, è sicuramente un bel contributo.
Sono convinto che il fatto che tu ti sia appassionato alla cosa, ha prodotto alla fine un buon risultato. Non sempre, però, è così. Non tutti si appassionano e semplicemente realizzano etichette ispirate a quelle dei concorrenti più quotati ed amen.
Per quanto riguarda prezzi e interesse dei grafici, sono convinto che tu possa aver ragione. Purtroppo, aggiungo. Questo va a demerito di tutti quelli che invece sarebbero ben disposti ad appassionarsi al contesto in cui si vuol inserire il lavoro. Ci sono, questi. Forse io sono stato fortunato, ma ne ho trovati diversi. Auguro a tutti la stessa fortuna :-)
Ciao!
Grazie della citazione. Riguardo alla valenza dell'etichetta nella scelta di un vino, ci sono diversi studi di settore che ne parlano.
Credo che man mano che la Gdo guadagnerà importanza nella distribuzione del vino, aumenterà l'influenza dell'etichetta, perché in mancanza di altri fattori determinanti - conoscenza dei produttori, consiglio dell'enotecaro - etichetta e prezzo diventano fondamentali.
Detto ciò, sottoscrivo il problema delle scelte grafiche non proprio eccelse, condividendo quanto dice Gianpaolo. Anche quando i produttori ricorrono a dei grafici, prendono delle tali fregature a volte, che quando poi si propone un grafico davvero bravo e a prezzi onesti hanno già pronte 10.000 scuse...
Ciao Slawka. Grazie a te per l'intervento :-) Mi era piaciuto il tuo articolo. Speriamo che si riesca a parlarne in occasione del primo evento.
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